A Venezia con i bambini dopo il lockdown

A Venezia con i bambini dopo il lockdown

Passeggiata a Venezia dopo il lockdown

Finalmente, dopo più di due mesi di lockdown, regalatevi una passeggiata a Venezia, prima che la bolgia di turisti da tutto il mondo la fagociti nuovamente.

So bene che per chi lavora nel turismo questo è un periodo da dimenticare. Ma per i pochi veneziani residenti, e per chi come noi abita a pochi chilometri, camminare in questi giorni per le calli semi deserte è assaporare una città d’altri tempi. Tempi in cui ancora il turismo di massa non aveva divorato la città.

A qualcuno potrebbe fare tristezza e apparire spettrale.

Campo San Maurizio
Campo San Maurizio.

Ma la peculiarità di Venezia è anche questa sua desolante bellezza nostalgica, dove perdersi, sostare, osservare con il naso all’insù, o all’ingiù, dettagli sospesi nel tempo. 

Vista da un ponte.
Vista da un ponte.

Per riscoprire una città meravigliosamente raccolta e soffermarsi, dove normalmente il fiume di gente spazza ogni indugio contemplativo.

Per rallentare il passo, annusare l’aria, anche la puzzetta salmastra che la rende unica.

Campo Santa Margherita

Dalla stazione arrivate in Campo Santa Margherita. Le bancherelle del pesce e della frutta lo raccontano nel suo aspetto più popolare: le persone fanno la spesa, si incontrano, bevono lo spritz in uno dei tanti baccari con plateatico. Grandi assenti sono gli studenti universitari, frequentatori abituali di questa zona.

Il campanile della chiesa di Santa Margherita, oggi sconsacrata, è mozzo: la parte superiore fu demolita nell’1800 perché pericolante.

Scuola dei Varoteri

In mezzo al campo sorge un edificio di piccole dimensioni: è la Scuola dei Varoteri, che in veneziano significa pellicciai. Nell’antichità le scuole erano associazioni, confraternite laiche, che riunivano gruppi di artigiani in base alla professione svolta, come qui i Pellicciai, o comunità straniere, che a Venezia erano molto comuni essendo una città che svolgeva un’intensa attività commerciale.

Ponte dei Pugni

La passeggiata prosegue al Ponte dei Pugni, che fino al 1800 era privo delle ringhiere in ferro. Raccontate ai vostri piccoli turisti la sua storia: era antica tradizione a Venezia la guerra dei pugni, durante la quale gli abitanti della città, di due fazioni avverse, si scontravano “a pugni” e vinceva chi non cadeva in acqua. I due campioni delle squadre avversarie iniziavano la sfida, mettendo i piedi proprio sopra le impronte in pietra d’Istria. Ecco una rappresentazione pittorica dell’agone.

heintz Ponte dei Pugni Venezia
Joseph Heintz il Giovane, 1673, La Guerra del Ponte dei Pugni a Venezia, Germanisches Nationalmuseum, Norimberga. Licenza Creative Commons dalla pagina bit.ly/2Xsc0PP.

Al di là del ponte, fate osservare ai bambini il caratteristico negozio galleggiante di frutta e verdura.

Zattere

Rilassatevi, passeggiando per una volta senza meta, ma con doverosa sosta da Nico, alle Zattere, per gustarvi il tradizionale gianduiotto da passeggio.

Campo San Trovaso

Continuate fino a Campo San Trovaso, per una corsa liberatoria all’inseguimento dei piccioni, nell’ampio piazzale con pozzo e poi, finalmente, eccovi allo squero.

SQUE…cosa? Lo squero è il tipico cantiere veneziano dove si costruivano, e qui tuttora si costruiscono, le gondole.

Accademia

Poi tra scherzi e giochi, fate contare i 165 gradini del Ponte dell’Accademia ai bambini e superate campo Santo Stefano con il suo Cagalibri (irriverente termine affibbiato dai veneziani al monumento di Niccolò Tommaseo).

Da lì, lustrandovi gli occhi con le vetrine di lusso di Calle Larga XXII Marzo, il tragitto fino a San Marco è breve.

Calle Larga XXII Marzo
Vetrina in Calle Larga XXII Marzo.

San Marco

Affondate gli occhi in una piazza insolitamente immobile, incantata nelle sue mute pietre, dove l’unico suono è il richiamo dei gabbiani e dei colombi.

Vi sembrerà che tutto in quell’attimo sia lì soltanto per voi, e forse è così.

Piazza San Marco deserta.
Piazza San Marco.

La Torre dell’orologio, capolavoro di tecnica ed ingegneria, da 500 anni indica le ore, i mesi, le fasi lunari e i segni zodiacali.

Pensate che l’orologiaio costruttore fu autorizzato a vivere al suo interno, con tanto di stipendio, per monitorarne il funzionamento. La tradizione è continuata nei cinque secoli successivi: un “temperatore” (custode e manutentore) è vissuto nella Torre fino al 1998.

Torre dell’Orologio.

Palazzo Ducale, che in origine era un castello fortificato, racchiuso da mura e protetto da un fossato, fu più volte ricostruito, fino alle riedificazioni del XIV e XV secolo che gli regalano la struttura attuale.  È esempio straordinario di gotico fiorito (così chiamato per la raffinatezza dello stile) caratterizzato da scenografiche decorazioni a traforo e da una ricchezza di sculture e di materiali preziosi.

Il palazzo, grazie anche al loggiato del piano terra, offre una sensazione di leggerezza e di eleganza.

Palazzo Ducale sulla destra e Biblioteca Marciana a sinistra
Palazzo Ducale sulla sinistra e Biblioteca Marciana a destra.

Osservando con attenzione la sua facciata dalla piazzetta di fronte, trovate le due colonne di colore diverso rispetto a tutte le altre: la nona e la decima colonna della loggia del primo piano sono rosse.

Secondo la tradizione questa curiosa differenza di colore individuerebbe il punto esatto dal quale il Doge assisteva alle feste, ma anche alle esecuzioni capitali. Se i due leoncini sono liberi, cavalcarli sarà uno spasso (per i bambini!).

Piazzetta dei Leoncini.

L’accesso alla Basilica (proprio dalla Piazzetta dei Leoncini) è contingentato. Inoltre solo una piccola parte della chiesa è accessibile, in quanto sono ripresi gli interventi di restauro dei pavimenti musivi. Al Ponte dei Sospiri tirate un sospiro di sollievo… se avete seguito il mio consiglio di visitare Venezia in questi giorni di post lockdown, potrete scattare la vostra foto ricordo con una visuale esclusiva.

Ponte-Sospiri-Venezia
Ponte dei Sospiri.

Rialto

È l’ora di tornare, passando per Rialto, dove di questi tempi, troverete probabilmente il vostro posto per affacciarvi dal ponte.

E qui vi regalo un’altra chicca, grazie ad un quadro che potrete ammirare alle Gallerie dell’Accademia, finalmente riaperte.

Vittore Carpaccio, Il Miracolo della Reliqua della Croce, Ponte di Rialto. Gallerie dell'Accademia.
Vittore Carpaccio, 1494, Il Miracolo della Reliqua della Croce, Ponte di Rialto. Gallerie dell’Accademia. Licenza Creative Commons dalla pagina bit.ly/2Y7JX7B.

La struttura in origine era costituita da due rampe inclinate in legno, che si connettevano ad una parte centrale mobile, per permettere il transito delle imbarcazioni più grandi.

Il Mercato del pesce è un altro luogo di vera vita veneziana. Ma dovrete ripassare di mattina per farvi avvolgere dal turbinante caleidoscopio di colori, suoni ed odori.

Campo San Giacomo

A Campo San Giacomo vi accorgerete subito di quanto questo luogo sia vivo. Non un’immagine stereotipata e patinata, ma un vero campo veneziano. I bambini giocano a calcio, a palla avvelenata, a un due tre stella. Disegnano coi gessetti sulla trachite e si lanciano con il monopattino.

Bimbi che giocano in Campo San Giacomo.
Bimbi che giocano in Campo San Giacomo.

In questo campo sorge il Teatro dell’Anatomia, luogo dedicato nel 1600 alle dissezioni dei cadaveri, per lo studio del corpo umano.

Si torna a casa

Arrivati alla stazione, salite sul treno e probabilmente, come è successo a me, vi interrogherete sul futuro di Venezia, sulla possibilità di rinascita grazie ad un turismo sostenibile e responsabile.

Che la rispetti nelle sua fragile diversità. Che non la travolga. Non la stravolga. Che non la faccia tornare un baraccone starnazzante di giostre, un mercatino di paccottiglie dozzinali, un luogo agonizzante da selfie e via.

Perché la Venezia autentica assomiglia proprio a questa, che riscopriamo in questi giorni nuovi dopo la tempesta. Se non fosse per la scarsità di una specie ormai quasi in via di estinzione: i veneziani.

La mappa DivertiViaggio

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