Giudecca creativa: cosa vedere tra ispirazioni veneziane

Approdiamo all’Isola della Giudecca, separata dal centro storico da un tratto d’acqua e, proprio per questo, raggiungibile soltanto via vaporetto o con un altro mezzo acqueo.

Questa piccola distanza fa una grande differenza: la Giudecca conserva un’identità forte, autentica e appartata. Qui arriva il visitatore slow, quello che ha già superato l’eccitazione di Piazza San Marco e cerca una Venezia più intima, lontana dai percorsi più battuti.

Alla Giudecca Venezia si guarda da un’altra prospettiva: da qui lo skyline della città si offre in lontananza, mentre l’isola invita a rallentare, passeggiare e osservare. E soprattutto a scoprire una delle anime più autentiche di Venezia: quella dei creativi, degli artigiani e dei maestri che ancora oggi lavorano nei loro atelier e laboratori.

Il nostro itinerario attraversa questa Venezia più discreta e artigiana: dalle chiese palladiane alle antiche fabbriche riconvertite, da un convento sconsacrato trasformato in polo artigianale alle botteghe dove fare craft shopping di qualità. E, per concludere, tre ristorantini defilati dove assaggiare la Venezia più conviviale e genuina, affondando i denti in autentici cicchetti veneziani.

Giudecca Campo Santi Cosma e Damiano
Giudecca, Campo Santi Cosma e Damiano.

Molino Stucky: quando Venezia diventò industriale

Sembra arrivato dalla Germania o dal Nord Europa, con le sue torri merlate e i mattoni rossi affacciati sulla laguna. E invece il Molino Stucky è una delle architetture più sorprendenti della Giudecca: un gigantesco stabilimento industriale costruito alla fine dell’Ottocento, quando anche Venezia guardava al futuro e alla modernizzazione.

A volerlo fu Giovanni Stucky, imprenditore e finanziere svizzero, che affidò il progetto all’architetto tedesco Ernst Wullekopf. Il risultato è un singolare esempio di architettura neogotica applicata all’industria: un edificio monumentale pensato non per ospitare palazzi o chiese, ma per produrre farina.

E la produzione era tutt’altro che artigianale. I macchinari, scelti tra i più moderni dell’epoca, consentivano di arrivare a 2.500 quintali di farina al giorno. Nel periodo di massima attività il Molino dava lavoro a circa 1.500 operai, organizzati su turni nell’arco delle 24 ore. Per loro erano previsti servizi allora tutt’altro che scontati, come spogliatoi, docce e mensa: una piccola città del lavoro affacciata sulla laguna.

La parabola industriale dello Stucky, però, ebbe vita relativamente breve. Dopo l’assassinio di Giovanni Stucky nel 1904, il figlio cercò di mantenere in attività l’impresa, ma la crescente concorrenza dei trasporti ferroviari e le trasformazioni del mercato ne accelerarono il declino. Il mulino chiuse definitivamente nel 1954.

Per decenni l’imponente edificio rimase inutilizzato, fino alla scelta di recuperarlo e trasformarlo. La svolta arrivò nel 1980, quando il Comune di Venezia approvò la ristrutturazione del complesso con l’obiettivo di farne un centro alberghiero e culturale.

Oggi il Molino Stucky è sede di un hotel e centro congressi. La sua funzione è cambiata completamente, ma la grande architettura industriale è rimasta: torri, mattoni, finestre e dettagli neogotici continuano a raccontare una Venezia diversa, quella che tra Ottocento e Novecento provò a diventare anche città industriale.

Ed è forse questo il suo fascino più inatteso: in una città costruita sull’acqua, una fabbrica diventa monumento.

Venezia Giudecca Mulino Stucky
Giudecca, Mulino Stucky visto dal ferry boat.

Aperitivo allo Skyline Rooftop Bar

Per un aperitivo con Venezia ai propri piedi, vale la pena raggiungere lo Skyline Rooftop Bar, il lounge bar all’ultimo piano del Molino Stucky. Dalla terrazza, la città si apre in tutta la sua ampiezza: il profilo di San Marco, la laguna, le cupole e i tetti veneziani compongono un panorama da osservare lentamente, magari con un cocktail in mano.

La carta propone 21 signature cocktail, un piccolo viaggio tra colori, profumi e sapori pensato per accompagnare la vista. E viene naturale giocare con le corrispondenze: il colore di un drink richiama il tramonto sulla laguna, una sfumatura agrumata sembra rubata alla luce che accende i palazzi.

Una pausa scenografica, ideale per concedersi quel piccolo lusso fatto di tempo, bellezza e prospettiva che Venezia sa offrire così bene.

Prezzi: in linea con la location, dai 10 € in su.

Venezia Giudecca Skyline Rooftop Bar
Giudecca, Skyline Rooftop Bar.

Fabbrica di tessuti e showroom Fortuny

Accanto al Molino Stucky si incontra un altro luogo che racconta la vocazione creativa e manifatturiera della Giudecca: la storica manifattura tessile di Mariano Fortuny.

Pittore, incisore, scenografo e designer, Fortuny visse a Venezia dal 1900 al 1956 e fu una figura straordinariamente innovativa, celebre anche per aver brevettato il sistema di plissettatura Delphos, destinato a rivoluzionare la moda del Novecento. La sua casa-atelier nel sestiere di San Marco è oggi il particolare Museo Fortuny, un luogo che merita assolutamente una visita.

Alla Giudecca, invece, sopravvive la dimensione produttiva della sua eredità: la manifattura tessile fondata dallo stesso Fortuny oltre un secolo fa, dove ancora oggi vengono realizzati tessuti ispirati ai suoi motivi e alle sue sperimentazioni.

Nello showroom ufficiale è possibile visitare la Palazzina, ammirare da vicino le raffinate collezioni Fortuny e, per chi lo desidera, acquistare stoffe e tessuti che conservano l’inconfondibile impronta dell’artista. Un indirizzo per chi ama il craft contemporaneo, il design e la bellezza delle cose fatte con cura.

Chiostro Santi Cosma e Damiano: la Giudecca degli atelier

La Giudecca custodisce anche un luogo in cui l’antica vocazione artigiana di Venezia ha trovato una nuova casa: l’ex convento dei Santi Cosma e Damiano, raccolto attorno a uno splendido chiostro quattrocentesco.

Il grande complesso monastico, sconsacrato e a lungo inutilizzato, è stato recuperato a partire dagli anni Novanta grazie a un importante intervento di restauro. Gli spazi sono stati trasformati in residenze, dodici laboratori artigianali e artistici, quattro grandi sale e un giardino di circa 4.000 metri quadrati, restituito alla collettività.

Attorno al chiostro si affacciano oggi attività che raccontano una Venezia capace di conservare i mestieri tradizionali e, allo stesso tempo, sperimentare nuove forme di creatività. Qui si incontrano laboratori dedicati alla lavorazione del metallo e del vetro, alla grafica e alla produzione di maschere, alla decorazione della carta, alla legatoria e al restauro del libro. Non mancano inoltre spazi dedicati alle nuove tecnologie, alla ricerca teatrale e alla cultura, tra cui la sede dell’Archivio storico Nono.

È uno di quei luoghi che spiegano bene perché valga la pena spingersi oltre i percorsi più battuti: la Giudecca non è soltanto una Venezia da guardare, ma una Venezia ancora capace di creare.

Venezia Giudecca Chiostro Santi Cosma e Damiano
Giudecca, Chiostro Santi Cosma e Damiano.

Leonardo Faggian al Mistero Buffo

Tra gli atelier del complesso dei Santi Cosma e Damiano c’è un luogo dove la tradizione veneziana si può guardare, ascoltare e mettere letteralmente le mani in pasta: il Mistero Buffo, atelier di maschere del maestro mascheraio Leonardo Faggian.

Qui è possibile assistere a una dimostrazione gratuita e scoprire i segreti dell’antica lavorazione della cartapesta veneziana, oppure cimentarsi direttamente nella creazione della propria maschera, seguendo passo dopo passo le indicazioni del maestro.

Durante la bella stagione, i laboratori si spostano en plein air nel grande giardino dell’ex monastero, trasformando l’esperienza artigianale in un momento ancora più suggestivo.

Un’attività pensata anche per le famiglie, perché a Venezia la tradizione non è soltanto qualcosa da osservare dietro una vetrina: può diventare un’esperienza da condividere, imparare e portare con sé.

Venezia, Giudecca, Chiostro Santi Cosmo e Damiano, Mistero Buffo, atelier di maschere.
Giudecca, Chiostro Santi Cosmo e Damiano, Mistero Buffo, atelier di maschere.

Stefano Morasso Studio e il vetro a lume

Alla Giudecca la tradizione del vetro muranese continua a vivere lontano dalle vetrine, dentro il laboratorio degli artigiani. È il caso di Stefano Morasso, muranese e figlio d’arte, che lavora fianco a fianco con la moglie Nicoletta Viola.

Nel loro studio è possibile assistere alla lavorazione del vetro a lume, una tecnica affascinante in cui sottili bacchette di vetro vengono portate a fusione alla fiamma di un bruciatore e modellate manualmente, fino a trasformarsi in oggetti dalle forme e dai colori sempre diversi.

Bicchieri, vasi, piccoli oggetti decorativi, perle e monili in vetro e metallo nascono così, uno alla volta, attraverso un processo in cui il gesto dell’artigiano è ancora protagonista.

Accanto al laboratorio si trova lo showroom, dove ammirare e acquistare i pezzi unici realizzati nello studio. Per chi non riesce a portarli via con sé, le collezioni sono disponibili anche online.

Un’altra tappa per scoprire quella Venezia in cui il patrimonio artigianale non è un ricordo del passato, ma un sapere vivo che continua a trasformarsi nelle mani di chi lo pratica.

Venezia Giudecca Chiostro Santi Cosma e Damiano MOrasso Studio Vetro a lume
Giudecca, Chiostro Santi Cosma e Damiano, Morasso Studio, lavorazione del vetro soffiato a lume.

Fernando Masone e Carta Venezia

Alla Carta Venezia, l’antica arte della carta fatta a mano diventa un’esperienza da vivere in prima persona. Qui Fernando Masone organizza corsi dedicati alla fabbricazione della carta e alla legatura, accompagnando i partecipanti attraverso tutte le fasi della lavorazione.

Si parte dalle materie prime, cotone e cellulosa, per imparare a utilizzare il telaio e gli strumenti della tradizione e realizzare i propri fogli. Una volta asciutta la carta, si passa alla rilegatura manuale, trasformandola in un piccolo oggetto da conservare.

Nel negozio è possibile acquistare anche le creazioni realizzate interamente a mano dal maestro: quaderni, stampe, carta da lettere e altri oggetti di cartoleria artigianale.

Più che un semplice souvenir, un ricordo della Giudecca che porta con sé il tempo, la manualità e la storia di un mestiere antico.

Monica Martin e Itaca Art Studio

Alla Giudecca l’arte si incontra anche negli atelier, dove le opere prendono forma sotto gli occhi dei visitatori. È il caso di Itaca Art Studio, lo spazio creativo di Monica Martin, dove convivono acquerelli, serigrafie, dipinti acrilici e incisioni.

Entrare nell’atelier significa curiosare nel processo creativo dell’artista, osservare tecniche e materiali e scoprire una Venezia raccontata attraverso un linguaggio contemporaneo e personale.

E, naturalmente, scegliere una cartolina d’autore come ricordo: non la solita immagine souvenir, ma un piccolo frammento di Venezia nato direttamente dalle mani dell’artista.

Un indirizzo da segnare per chi cerca arte indipendente, creatività e piccoli oggetti con una storia, lontani dalla produzione seriale.

Cooperativa Rio Terà dei Pensieri: l’artigianato come seconda opportunità

Alla Giudecca c’è un altro modo di intendere l’artigianato: non soltanto come conservazione di un sapere, ma come strumento di inclusione sociale e reinserimento lavorativo.

La Cooperativa Rio Terà dei Pensieri lavora infatti per creare opportunità formative e professionali per le persone detenute negli istituti penitenziari veneziani, offrendo competenze concrete e un’esperienza lavorativa che possa accompagnarle anche nel percorso di ritorno alla libertà.

I laboratori all’interno del Carcere femminile della Giudecca, ospitato nell’antico Convento delle Convertite, spaziano dal PVC riciclato alla cosmetica naturale e biologica, dalla serigrafia all’agricoltura. Il filo conduttore è una produzione attenta all’ambiente, al recupero dei materiali e all’utilizzo responsabile delle risorse.

Il risultato sono oggetti che raccontano una storia doppia: quella di un mestiere imparato e praticato e quella di un percorso personale verso una nuova possibilità.

Il Mercato del giovedì mattina

Uno dei modi più interessanti per conoscere questo progetto è aspettare il giovedì mattina, quando davanti all’ingresso del carcere, in Fondamenta delle Convertite, si svolge il mercato della cooperativa.

Qui è possibile acquistare i prodotti dell’Orto delle Meraviglie, il progetto con cui Rio Terà dei Pensieri ha iniziato il proprio percorso di inclusione lavorativa. Una decina di detenute coltiva frutta, verdura ed erbe aromatiche con metodi tradizionali e biologici, senza l’impiego di concimi o prodotti chimici.

Sui banchi del mercato arrivano anche le produzioni degli altri laboratori: cosmetici naturali, articoli di legatoria e oggetti realizzati con materiali riciclati.

Quando: ogni giovedì, dalle 9 alle 12
Dove: Fondamenta delle Convertite, Giudecca

Prima di programmare la visita è consigliabile verificare giorni e orari direttamente sul sito della cooperativa.

Malefatte: le borse nate dai banner pubblicitari

Tra i progetti più originali c’è Malefatte, la linea di borse e accessori realizzata nel laboratorio di PVC riciclato. Il materiale utilizzato è quello recuperato dai banner pubblicitari dismessi, che viene trasformato manualmente in pezzi unici.

Il risultato è un esempio riuscito di economia circolare con una forte componente sociale: un materiale destinato a diventare rifiuto acquista una nuova vita, mentre la sua lavorazione diventa occasione di formazione e lavoro.

Le borse Malefatte si possono acquistare al mercato del giovedì, online e presso Process Collettivo, lo store veneziano dedicato ai prodotti dell’economia carceraria ai Frari.

Un souvenir della Giudecca, in questo caso, vale per quello che rappresenta oltre che per quello che è: design, recupero, lavoro e una concreta possibilità di ricominciare.

Chiesa del Redentore: la promessa di Venezia contro la peste

La Basilica del Santissimo Redentore nasce da una promessa. Nel 1575 Venezia fu colpita da una terribile epidemia di peste che, in poco più di due anni, provocò la morte di oltre 50.000 persone, circa un terzo della popolazione della città.

Di fronte alla tragedia, nel 1576 il Senato della Serenissima fece un voto: costruire una nuova chiesa dedicata al Redentore, affidandone il progetto ad Andrea Palladio, uno degli architetti più importanti del Rinascimento italiano.

La costruzione procedette rapidamente e, quando l’epidemia finalmente cessò, Venezia celebrò la fine della peste con una grande processione. Per raggiungere la nuova chiesa dalle Zattere venne realizzato un ponte provvisorio di barche sul canale della Giudecca.

Era il 1577 e nasceva così la Festa del Redentore, una delle tradizioni veneziane più sentite, che ancora oggi ogni estate trasforma la Giudecca in uno dei luoghi più spettacolari della città.

Anche l’architettura racconta la solennità del voto. La facciata, rivestita di luminosi marmi bianchi, è un magnifico esempio del linguaggio classico di Palladio, fatto di geometrie rigorose, proporzioni armoniose e riferimenti all’architettura antica. All’interno, la luce e gli spazi monumentali fanno da cornice a opere di importanti artisti veneziani, tra cui Domenico Tintoretto, Paolo Veronese, Palma il Giovane, Francesco Bassano, Alvise Vivarini e Pietro della Vecchia.

Ma il Redentore è molto più di un capolavoro architettonico: è un luogo in cui arte, storia e vita veneziana continuano a intrecciarsi. E basta attraversare la Giudecca durante la festa di luglio per capire quanto quella promessa pronunciata quasi cinque secoli fa sia ancora parte dell’identità della città.

Giudecca, Chiesa del Redentore con ponte votivo
Giudecca, Chiesa del Redentore con il ponte votivo approntato in occasione della festa.

Casa dei Tre Oci: fotografia con vista sulla laguna

Tre grandi “oci”, cioè occhi in veneziano, guardano spalancati il canale della Giudecca. Sono le inconfondibili finestre della Casa dei Tre Oci, uno degli edifici più riconoscibili dell’isola, costruito nei primi anni del Novecento secondo un originale linguaggio neogotico.

Distribuita su tre piani, la casa conquista soprattutto per le sue grandi vetrate affacciate sul bacino di San Marco e sulla laguna: un’architettura nata per essere guardata, ma anche per guardare Venezia da una prospettiva privilegiata.

Oggi la Casa dei Tre Oci è uno spazio dedicato soprattutto alla fotografia, dove vengono progettate e allestite mostre e organizzate attività culturali, didattiche e laboratori per tutte le età. Un aspetto particolarmente interessante per le famiglie, perché permette di avvicinarsi alla fotografia non soltanto attraverso le esposizioni, ma anche attraverso esperienze e attività formative.

Da non perdere anche solo per il panorama: attraverso gli enormi “occhi” della casa, Venezia sembra quasi entrare direttamente nelle sale.

Giudecca Casa dei Tre Oci
Giudecca, Casa dei Tre Oci.

Dove mangiare alla Giudecca?

Alla Giudecca non mancano ristoranti, trattorie e osterie, molti dei quali affacciati sul Canale della Giudecca e capaci di regalare una vista spettacolare sulla città. Ma per questa tappa vale la pena allontanarsi ancora un po’ dalla rotta più evidente e andare a cercare gli indirizzi più defilati e meno immediati da trovare.

Sono luoghi dove la cucina veneziana continua a parlare il dialetto dei suoi ingredienti: baccalà mantecato, sarde in saor, scampi in busera, granseola alla veneziana, pesce di laguna e ricette di tradizione. Posti in cui la vista è un valore aggiunto, ma non il motivo principale per sedersi a tavola.

Trattoria Altanella: una terrazza sull’acqua

Nascosta all’interno di una calletta, la Trattoria Altanella è una storica trattoria a conduzione familiare, attiva dal 1865, con una piccola e piacevolissima terrazza direttamente sul canale.

Qui la cucina guarda alla tradizione veneziana di mare, con piatti come sarde in saor, pesce fresco e specialità della casa, in un ambiente raccolto e lontano dall’atmosfera dei grandi ristoranti panoramici.

La terrazza è il vero piccolo privilegio dell’Altanella: pochi tavoli sull’acqua, il movimento lento delle barche e, oltre il canale, la sagoma di Venezia. In inverno lo spazio esterno viene coperto e riscaldato, così da mantenere il piacere di stare vicino all’acqua anche nella stagione fredda.

Un indirizzo da scegliere non tanto per una cena “con vista”, quanto per vivere una Venezia più intima, seduti a tavola in un angolo della Giudecca che sembra ancora appartenere ai veneziani.

iudecca Ristorante Altanella
Giudecca, Trattoria Altanella.

Da Crea: pranzo tra gondole e cantieri

Nella zona della cantieristica minore veneziana si trova Da Crea, un ristorante informale con una bella vista sul canale e una cucina che propone piatti della tradizione veneziana, tra carne e pesce.

A pranzo l’atmosfera è semplice e vivace: il locale è frequentato anche dalle maestranze dei cantieri della zona. La sera cambia registro e diventa più raccolto e ricercato, pur mantenendo il suo legame con questo angolo autentico della Giudecca.

E il motivo per cui vale la pena arrivare fin qui non è soltanto gastronomico. Proprio sotto il ristorante si trova il cantiere Da Crea, dove lavora Gianfranco Vianello, figura storica della voga veneziana e uno degli ultimi squerarioli, gli artigiani specializzati nella costruzione delle imbarcazioni tradizionali veneziane.

Nel suo cantiere prendono forma le gondole, costruite ancora secondo un sapere artigianale complesso che comprende anche gli elementi che le rendono uniche, come remi e forcole.

È una di quelle tappe in cui il confine tra ristorante, bottega e storia veneziana praticamente scompare.

Food and Art Judecca: pizza e cucina nel quartiere Junghans

Per chi alla cucina veneziana vuole affiancare una buona pizza, Food and Art Judecca è un indirizzo da considerare nella zona di Campo Junghans.

Il contesto merita però una deviazione anche al di là della tavola. All’inizio del Novecento questa parte della Giudecca era infatti uno dei principali poli industriali dell’isola: qui sorgeva la Junghans, grande fabbrica di orologi che arrivò a produrre circa 1.500 orologi al giorno.

Durante la Seconda guerra mondiale la produzione venne riconvertita alla fabbricazione di spolette per uso militare. Dopo la dismissione dello stabilimento, l’area ha cambiato completamente volto, trasformandosi in un quartiere residenziale contemporaneo.

Sono rimasti però alcuni elementi della sua identità industriale, reinterpretati in un’architettura moderna e in spazi pubblici che hanno conservato quella vocazione sperimentale e innovativa che da sempre caratterizza questo angolo della Giudecca.

Una zona perfetta per capire come l’isola abbia saputo trasformare il proprio passato produttivo senza cancellarlo, facendone parte della sua identità contemporanea.

Eventi alla Giudecca

Per gran parte dell’anno la Giudecca conserva il suo carattere appartato e tranquillo, lontano dai percorsi più affollati di Venezia. Ma ci sono momenti in cui l’isola cambia completamente volto: le fondamenta si riempiono di tavolate, le barche invadono la laguna e la città intera si ritrova a festeggiare sull’acqua.

Festa del Redentore: Venezia fa festa sull’acqua

La Festa del Redentore è una delle ricorrenze più amate dai veneziani. Nasce dal voto pronunciato dal Senato nel 1576, durante la terribile epidemia di peste, e viene celebrata per la prima volta l’anno successivo, nel 1577, dopo la fine della pestilenza.

Ancora oggi, nel fine settimana della festa, un ponte votivo di barche attraversa il Canale della Giudecca e collega le Zattere all’isola, permettendo di raggiungerla a piedi senza utilizzare il vaporetto.

Ma il vero spettacolo comincia al tramonto del sabato. Venezia si trasforma in una grande festa collettiva: sulle fondamenta compaiono lunghe tavolate imbandite, decorate con luci, palloncini e festoni, mentre moltissimi veneziani scelgono di vivere la serata direttamente sull’acqua, a bordo di barche di ogni tipo.

Il bacino di San Marco si trasforma così in un enorme palcoscenico galleggiante, affollato da imbarcazioni grandi e piccole, dalle barche da festa alle tradizionali toppe da laguna, fino agli yacht.

Poi, a mezzanotte, arriva il momento più atteso: il grande spettacolo pirotecnico sul bacino di San Marco. I fuochi esplodono sopra Venezia e si riflettono sulla laguna, moltiplicandosi sull’acqua in un caleidoscopio di luci e colori.

Come vivere il Redentore da veneziani

Il modo più autentico per partecipare alla festa è organizzarsi per tempo. Le rive della Giudecca, le Zattere, Riva degli Schiavoni e le zone verso Sant’Elena diventano molto affollate già dal mattino: i posti migliori vengono occupati presto per allestire le tavolate e aspettare insieme l’arrivo della sera.

È proprio questa attesa, fatta di cibo condiviso, brindisi, musica e chiacchiere, a rendere il Redentore qualcosa di diverso dal semplice spettacolo pirotecnico. La festa è soprattutto un grande rito collettivo, ancora profondamente legato alla vita veneziana.

Naturalmente, la sua fama ha trasformato il Redentore anche in una delle serate più richieste dell’estate veneziana. Affollamento, prezzi più alti e necessità di prenotare con largo anticipo fanno parte ormai dell’esperienza. Anche l’accesso alle aree più frequentate può essere soggetto a limitazioni e sistemi di controllo: per questo è sempre importante verificare le disposizioni del Comune nell’anno in cui si partecipa.

Il consiglio? Se l’obiettivo è vivere davvero il Redentore, non arrivare soltanto per i fuochi: la festa comincia molte ore prima, quando Venezia apparecchia la propria tavola sull’acqua.

Venezia Festa del Redentore, spettacolo pirotecnico
Venezia, Festa del Redentore vista da San Marco, spettacolo pirotecnico.

Festival delle Arti: la Giudecca apre i suoi luoghi più segreti

Nella prima metà di settembre, la Giudecca cambia ancora una volta ritmo con il Festival delle Arti, manifestazione che racconta la vitalità culturale delle isole di Giudecca e Sacca Fisola, collegate tra loro da un ponte.

Per alcuni giorni, luoghi normalmente poco accessibili diventano palcoscenici e spazi di incontro: remiere, cantieri, chiostri e giardini si aprono al pubblico e ospitano un programma che intreccia teatro, danza, musica, performance, laboratori didattici e attività creative.

È un’occasione particolare per scoprire la Giudecca da una prospettiva ancora diversa, entrando in quegli spazi di lavoro e di vita quotidiana che normalmente restano fuori dagli itinerari turistici.

Più che un festival da guardare, è un invito a partecipare, sperimentare e incontrare la comunità dell’isola, seguendo le arti là dove normalmente non ci si aspetterebbe di trovarle.

Venezia Giudecca Festival delle Arti
Giudecca, Festival delle Arti. L’immagine è tratta dalla pagina FB.

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