Per visitare a Catania il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena, chiamato anche dei Benedettini, è necessario prenotare un tour guidato con Officine Culturali, che permette di scoprire in sicurezza curiosità e segreti di ambienti storici e dei sotterranei.
Sommario
L’incredibile storia del Monastero di San Nicolò l’Arena
Tutto inizia nel XII secolo, sulle pendici dell’Etna, quando i monaci, che avevano vissuto fino ad allora in isolamento quasi mistico, nel 1558 scesero a Catania. La città li accolse a braccia aperte: i Benedettini erano ricchi, potenti e portavano prestigio. Cominciò così la costruzione di quello che sarebbe diventato uno dei monasteri più grandi d’Europa.
La storia del Monastero è un duello con la natura: nel 1669 una gigantesca colata circondò Catania, arrivando a lambire le mura del monastero e distruggendo la chiesa. I monaci non si arresero e iniziarono subito a ricostruire.
Proprio mentre stavano ripartendo, nel 1693 un terremoto devastante rase al suolo la città. Del monastero restò quasi nulla e morirono quasi tutti i monaci: ne sopravvissero solo tre.
Invece di darsi per vinti, i superstiti fecero qualcosa di folle: decisero di costruire qualcosa di ancora più grande e fastoso. Nel ‘700 chiamarono i migliori architetti dell’epoca (come il Vaccarini e l’Ittar). Il monastero divenne una reggia: chiostri marmorei, giardini pensili ricavati sulla lava, cucine immense e una biblioteca che faceva invidia ai re. Non era più solo un luogo di preghiera, ma un centro culturale e scientifico di fama europea, capace di ospitare regine e intellettuali.
Nell’800, con la soppressione degli ordini religiosi, i monaci dovettero abbandonare il loro “gioiello”. L’edificio visse mille vite: fu caserma, scuola, osservatorio astrofisico e perfino palestra.
Dopo i danni della Seconda Guerra Mondiale, è avvenuto il miracolo finale. L’Università di Catania ha affidato il restauro all’architetto Giancarlo De Carlo, che ha saputo integrare perfettamente il moderno con l’antico. Oggi, tra i corridoi dove un tempo regnava il silenzio dei monaci, risuonano le voci di migliaia di studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche.

Come si svolge la visita al Monastero dei Benedettini con Officine Culturali
Dopo aver ammirato la preziosa facciata tardo barocca, la visita guidata al Monastero dei Benedettini ha inizio dall’ingresso principale e conduce subito nel Chiostro di Levante, lo spazio destinato all’accoglienza degli ospiti e il più ricco dal punto di vista decorativo. Ancora oggi è impreziosito da piante e fiori e, al centro, ospita il caratteristico Caffeaos, un elegante padiglione in stile ecclettico, rivestito di maioliche, dove i monaci si incontravano per sorbire pigramente un buon caffè all’ombra.

I benedettini di questo monastero provenivano infatti da famiglie aristocratiche e conducevano una vita agiata: l’opulenza degli ambienti rifletteva il loro prestigio e il ruolo centrale nella vita religiosa e culturale della città. Attraversata l’aula oggi destinata allo studio universitario, un ponte sospeso conduce al Chiostro di Ponente, più sobrio ma altrettanto suggestivo.
Nei seminterrati c’è una domus romana
La visita prosegue nei piani seminterrati, usati dai monaci come magazzini per le derrate alimentari, dove si esplorano gli ambienti del monastero cinquecentesco, riportati alla luce e valorizzati dal restauro del 1977 dell’architetto Giancarlo De Carlo. Qui, dopo aver attraversato la biblioteca universitaria, affiorano i resti di antiche domus romane, con mosaici e affreschi, visibili oggi grazie a passerelle sopraelevate.

La colata lavica del 1669 è perfettamente visibile
Dal cortile nord ovest si legge il banco lavico dell’eruzione del 1669, quando la colata raggiunse il monastero, ricoprendone una parte fino a 11 metri di altezza. Finita l’emergenza, il complesso si espanse sopra la lava, dando origine a nuovi ambienti, raggiungibili oggi tramite una suggestiva scala a chiocciola.

Gli interni del monastero
Attraversato il giardino dei novizi, si entra nel cuore del monastero: lunghi corridoi conducono al refettorio, oggi aula magna, decorato con affreschi e pavimenti in maiolica. Qui i monaci consumavano pasti abbondanti in silenzio, seduti lungo le pareti. Accanto si trovano le antiche cucine, con ceramiche originali ancora intatte, il grande camino centrale e le cantine sottostanti, oggi sede del Museo della Fabbrica.

Il Museo della Fabbrica
Il percorso sotterraneo conduce sopra un profondo pozzo alimentato dal fiume Amenano, fino alla suggestiva Sala Rossa, dove strutture moderne mettono in evidenza la colata lavica e le fondamenta storiche.
Verso la conclusione della visita guidata: gli appartamenti dell’abate e scalinata monumentale
Tornando in superficie, si percorrono i luminosi corridoi affacciati sui chiostri, lungo i quali si aprono le stanze dei monaci: non semplici celle, ma veri mini appartamenti. Particolarmente ricchi sono gli ambienti dell’abate, con salotto di rappresentanza e studio panoramico affacciato sulla città e sul mare (oggi studio della Rettrice.)
Un consiglio utile: nei weekend e durante le feste, quando le attività universitarie sono sospese, è possibile accedere anche a spazi solitamente chiusi, come l’appartamento dell’abate.
La visita si conclude uscendo dalla scalinata monumentale neoclassica, ispirata ai grandi palazzi reali europei, che chiude in modo solenne questo viaggio tra storia, lava e architettura.
Informazioni sulla visita
Officine Culturali è un’organizzazione che a Catania si occupa di promozione, valorizzazione, ricerca e intrattenimento, finalizzate a trasformare i luoghi in beni comuni e spazi di integrazione e aggregazione per le comunità.
Le visite guidate organizzate da Officine Culturali permettono la visione, in circa un’ora e mezza, degli spazi più significativi del Monastero dei Benedettini. La prenotazione è consigliata.
Si svolgono dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 17:00 in italiano e in inglese.
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