Venezia: una storia d’amore a Palazzo Fortuny

A Venezia, Palazzo Fortuny è stato la dimora e l’atelier del geniale e poliedrico artista Mariano Fortuny y Madrazo e della moglie e musa Henriette Nigrin.

Danneggiato dall’Acqua Granda del 2019, il meraviglioso edificio in stile tardo gotico veneziano ha goduto di un importante intervento conservativo, ma anche di un riallestimento e ampliamento del percorso espositivo, con l’apertura al pubblico del secondo piano. Dal 2022, Palazzo Fortuny è diventato a tutti gli effetti un museo permanente della rete dei Musei Civici di Venezia, accanto alle mostre temporanee dedicate all’arte contemporanea.

Il percorso espositivo è stato curato da Pier Luigi Pizzi, regista e scenografo, insieme a Gabriella Belli e Chiara Squarcina della Fondazione Musei Civici di Venezia.

Una ricostruzione accurata e talmente immersiva, da essere rapiti e catapultati in un’altra epoca: un vero viaggio nel tempo, dove conoscere Mariano ed Henriette, il loro sodalizio artistico, le loro invenzioni e sperimentazioni, il loro amore travolgente. Impossibile non rimanerne ammaliati.

Fortuny: piccole grandi rivoluzioni

Cosa ha reso Mariano Fortuny così innovativo? Indubbiamente i suoi talenti e le sue invenzioni, ma soprattutto la straordinaria versatilità con cui seppe applicare il proprio ingegno. Mariano è stato capace di accordare arte, scienza e tecnologia, inventando processi produttivi, brevettando nuovi materiali e dispositivi tecnologici e dando vita anche a una florida attività imprenditoriale.

Il percorso del museo racconta proprio questa straordinaria capacità di sperimentare in campi diversi: dalla pittura alla fotografia, dal teatro all’illuminotecnica, fino alla moda e alla stampa su tessuto. E il secondo piano, oggi dedicato agli atelier, permette di entrare ancora più da vicino nel “dietro le quinte” delle sue creazioni.

La Cupola Fortuny

L’amore per la musica, soprattutto per quella del compositore tedesco Richard Wagner, porta Mariano a interessarsi alla scenografia, alla pittura teatrale e all’illuminotecnica, fino alla rivoluzionaria invenzione della “Cupola”, dove mette a frutto le proprie teorie sulla luce indiretta e diffusa.

La Cupola Fortuny, una grande calotta di ferro e stoffa capace di avvolgere la scena e funzionare come un enorme riflettore, faceva parte di un più ampio sistema scenotecnico pensato per creare atmosfere luminose naturali e suggestive, superando i tradizionali fondali dipinti. Il sistema ebbe fortuna nei teatri europei e le soluzioni illuminotecniche sviluppate da Fortuny trovarono poi applicazione anche nel design d’interni, con le celebri lampade a diffusore Fortuny, ancora oggi un riferimento nel design.

Il Delphos e i tessuti stampati

Nel 1909 Mariano brevetta il Delphos, una tunica di seta finemente plissettata, formata da più veli. Nato come un’elegantissima ma audace vestaglia, fu poi indossato anche in pubblico dalle donne più intraprendenti, tra cui l’attrice Eleonora Duse.

L’eclettica coppia Mariano-Henriette si dedicò molto alla moda e alle tecniche di stampa su tessuto, disegnando e producendo splendidi tessuti. L’avventura tessile, iniziata nel sottotetto di Palazzo Pesaro degli Orfei, si trasformò in pochi anni in una vera e propria attività industriale, con la fabbrica alla Giudecca che negli anni Venti arrivò a impiegare circa un centinaio di lavoranti.

Fortuny ricreava l’illusione degli antichi tessuti del Settecento veneziano, del Rinascimento fiorentino e delle lussuose manifatture orientali, ricorrendo alla tecnica della stampa. Il risultato era sorprendente: motivi e decorazioni che sembravano appartenere a preziosi tessuti antichi venivano reinterpretati attraverso un procedimento moderno, dando vita a un linguaggio al tempo stesso raffinato e innovativo.

La tecnica utilizzata inizialmente fu quella della stampa diretta. L’impressione sul tessuto veniva effettuata manualmente per mezzo di matrici in legno, appositamente intagliate, sulle quali veniva applicato il pigmento nelle zone da riprodurre sulla stoffa.

In questo modo non era però possibile realizzare superfici molto estese. L’atelier arrivò quindi, attraverso successive sperimentazioni, a sviluppare procedimenti sempre più sofisticati, fino alla stampa meccanica a rotativa su teli anche di grandi dimensioni.

Ed è proprio questa capacità di trasformare la tradizione in innovazione a rendere ancora oggi così affascinante il mondo di Fortuny: attingere al passato, studiarlo, reinventarlo e trasformarlo in qualcosa di completamente nuovo.

La carta fotografica Fortuny

Nella sua inesauribile versatilità artistica, Fortuny si dedicò anche alla fotografia, sperimentando nuove attrezzature e innovando le tecniche di ripresa, sviluppo e stampa, fino a brevettare, nel 1933, una speciale carta fotografica, la “Carta Fortuny”.

Il nuovo supporto era in grado di conferire all’immagine fotografica un effetto particolarmente materico, rendendola simile a un disegno o a un’incisione, e contribuendo al tempo stesso alla sua conservazione e resistenza all’azione della luce. Ancora una volta, fotografia, arte e sperimentazione tecnologica si incontrano nel lavoro di Fortuny.

Mariano e Henriette: una lunga storia d’amore oltre la vita

Ma Palazzo Fortuny non racconta soltanto la genialità di un artista. Racconta anche una bellissima storia d’amore e di avventure creative, vissuta nell’Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Mariano ed Henriette si incontrano nel 1897, a Parigi, in un ambiente artistico. Poco dopo, nel 1899, acquistano a Venezia l’allora fatiscente Palazzo Pesaro degli Orfei, che diventerà la loro casa, il loro atelier e il cuore delle loro sperimentazioni. La ristrutturazione dell’edificio, seguita personalmente da Fortuny, dura diversi anni e trasforma gli ambienti in una sorta di scenografia permanente, nella quale sperimentare pittura, moda, fotografia, design, teatro e illuminotecnica.

Palazzo Fortuny diventa così, negli anni effervescenti della Belle Époque, un luogo di incontro per l’élite culturale veneziana e internazionale, ma soprattutto un laboratorio creativo dove le diverse arti si incontrano e si contaminano.

Per quasi cinquant’anni, Henriette è al fianco di Mariano, affiancandolo nel lavoro e contribuendo in misura determinante allo sviluppo e al successo delle sue straordinarie creazioni.

Henriette è particolarmente attiva nella produzione dei tessuti stampati e plissettati: Mariano stesso attribuisce a lei un ruolo fondamentale nell’elaborazione del Delphos. Si occupa inoltre della ricerca e preparazione dei pigmenti e della stampa dei motivi sui tessuti, partecipando concretamente alla sperimentazione che rende così originali le loro creazioni.

Il loro è un sodalizio artistico, oltre che una storia d’amore, nel quale è difficile distinguere dove finisca l’intuizione dell’uno e inizi quella dell’altra.

Un amore che sembra andare oltre i confini del tempo, e del quale ancora oggi possiamo raccogliere i frutti.

«Henriette fu colei che, quando lui morirà nel 1949, raccolse con religioso amore tutta la sua produzione, cercando di salvaguardarne la memoria. E alla fine, l’atto di donare il Palazzo e tutto il suo contenuto alla città di Venezia fu testimonianza del suo desiderio che questa figura che lei aveva tanto amato rimanesse in vita nello spirito, ma soprattutto nella capacità di contaminare chiunque si fosse incontrato con la genialità di un talento come quello di Mariano Fortuny».

— Chiara Squarcina, dirigente MUVE, intervista durante l’inaugurazione.

È forse proprio questo il senso più profondo della visita a Palazzo Fortuny: non limitarsi a osservare opere e invenzioni, ma entrare in un mondo nel quale arte, scienza, bellezza, amore e sperimentazione si sono incontrati, lasciando una traccia che continua a parlare anche a noi.

Venite quindi, e lasciatevi ispirare e pervadere di magia.

La visita a Palazzo Fortuny

Dal grande salone d’accesso al piano terra, con la biglietteria e il bookshop, una scala conduce al mezzanino, dove campeggia la gigantografia dell’autoritratto di Mariano. I pannelli illustrativi raccontano la sua vita, una sorta di romanzo nel quale è facile immergersi fin dalle prime sale.

Il portego al primo piano

Un’altra breve scaletta conduce al portego, il grande salone di rappresentanza, introdotto da una splendida scultura di nudo maschile. In questa casa-museo il rischio è di perdere la cognizione del tempo, circondati da mille oggetti capaci di destare stupore.

I dipinti, molti dei quali realizzati dallo stesso eclettico proprietario, i tessuti preziosi, i costumi di scena, le raffinate sculture, i lunghi divani cosparsi di cuscini: ogni elemento restituisce la straordinaria potenza creativa ed espressiva di Fortuny e l’atmosfera della casa in cui arte e vita quotidiana si intrecciavano continuamente.

Nella sezione dedicata alla moda, protagonista è il Delphos, con i suoi morbidi e luminosi abiti di seta finemente plissettata. Una creazione destinata a rivoluzionare la moda, liberando il corpo femminile dalle costrizioni degli abiti e dei rigidi corpetti dell’epoca e anticipando una nuova idea di libertà, movimento ed eleganza.

Giardino d’Inverno

Nel Giardino d’Inverno, un grande trompe-l’œil realizzato dallo stesso Mariano apre una finestra sull’immaginario cangiante del geniale Maestro. Per realizzarlo, Fortuny inventò un’intelaiatura speciale, ottenuta incollando carta su teli di canapa dipinti, poi fissati alle pareti. Un ambiente scenografico e sorprendente, capace ancora oggi di restituire l’atmosfera creativa della casa. (Nell’immagine di copertina.)

Il secondo piano di Palazzo Fortuny

È proprio qui, al secondo piano del palazzo, che si concentrava una parte importante delle sperimentazioni di Fortuny. La riapertura di questi ambienti permette di ammirare per la prima volta numerosi materiali precedentemente conservati nei depositi: importanti volumi dedicati all’arte, alla scienza, alla tecnica, alla chimica, all’ottica, alla fisica e all’ingegneria; più di 150 album fotografici, rilegati con le celebri stoffe Fortuny; incisioni e torchi utilizzati per la loro realizzazione; modellini di scenografie e la ricostruzione dello studio pittorico e di quello fotografico dell’artista.

Un insieme eterogeneo di libri, strumenti, prototipi e oggetti che restituisce con particolare immediatezza il metodo di lavoro di Fortuny: osservare, studiare, sperimentare e trasformare continuamente le proprie intuizioni.

La biblioteca

Dal luminoso salone principale, una piccola sala più appartata conduce nella biblioteca privata di Mariano, il suo vero e proprio “pensatoio”. Gli scaffali traboccano di libri e accanto ai volumi trovano posto strumenti, materiali e oggetti curiosi, testimonianza della sua inesauribile curiosità.

È facile immaginare Fortuny proprio qui, immerso nelle sue letture e circondato dai suoi strumenti, alle prese con mille idee da trasformare in piccole grandi rivoluzioni. Un luogo che forse più di ogni altro racconta l’uomo dietro al genio: un instancabile sperimentatore, sempre alla ricerca di nuove connessioni tra arte, scienza e tecnologia.

Palazzo Fortuny Venezia studio2
Venezia, Museo Palazzo Fortuny, biblioteca. L’immagine è tratta dalla pagina FB del museo.

Perché visitare Palazzo Fortuny, anche con i bambini

La visita a Palazzo Fortuny è un’esperienza immersiva, emozionante e ispirazionale. Varcare la soglia del grande salone significa quasi poter immaginare Mariano ed Henriette all’opera, nel loro nido e nella loro fucina creativa: sarte intente a ricamare, modelle in posa, artisti e intellettuali riuniti a conversare sui lunghi divani.

È difficile non lasciarsi sedurre da questo straordinario personaggio, dal suo genio creativo e ribelle e dalla figura di Henriette, sua compagna di vita e fondamentale collaboratrice. Insieme hanno trasformato la loro casa in un laboratorio permanente di idee, esperimenti e invenzioni.

Una visita che sorprende anche i bambini

Palazzo Fortuny merita di essere visitato anche con i bambini, soprattutto da quelli curiosi e attratti dal “dietro le quinte” delle cose. A sorprendere non sono soltanto le opere d’arte, ma anche gli oggetti e gli strumenti che raccontano il processo creativo: scenografie e modellini, marchingegni, fotografie d’altri tempi, libri e strumenti scientifici, bozzetti, tessuti, atelier e invenzioni illuminotecniche.

È proprio questa contaminazione tra arte, scienza, tecnologia e creatività a rendere il museo particolarmente stimolante per i più piccoli. Di fronte a tante sperimentazioni, possono scoprire che anche un’idea apparentemente strana può trasformarsi in un’invenzione e che curiosità, immaginazione e coraggio di sperimentare possono cambiare il mondo, partendo anche dalle piccole cose.

Palazzo Fortuny racconta, in fondo, una lezione ancora molto attuale: non esistono confini rigidi tra le discipline e la creatività nasce spesso proprio dall’incontro tra mondi diversi. Un messaggio prezioso anche per i bambini, che possono ritrovare in Mariano ed Henriette quella curiosità e quel desiderio di sperimentare che appartengono naturalmente alla loro età.

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Commenti su “Venezia: una storia d’amore a Palazzo Fortuny”

  • Che meraviglia! Non conoscevo la figura di Mariano Fortuny, anche se l’avevo già sentito nominare, e invece è uno di quei personaggi che hanno tanto innovato e che è bene che si conoscano. In questo ha fatto bene Henriette a donare la casa museo all città: ha restituito alla collettività un patrimonio che non è personale, ma è comune.

  • Conoscevo le lampade Fortuny, ma senza sapere nulla del loro creatore. Che palazzo meraviglioso e che storia d’amore bellissima! Non vedo l’ora di visitarlo!

  • Un Museo eccezionale e una dimora storica davvero imperdibile se si visita Venezia! Quando ci sono stata era chiusa per restauri e adesso ho davvero un ottimo motivo per tornare a Venezia!

  • Che bellissima storia, leggera e delicata come le stampe e i tessuti di Mariano Fortuny. Una storia d’amore dolcissima e con un generosissimo finale. Aver lasciato ai posteri ricordi e produzioni è stato un meraviglioso regalo, degno di un amore così profondo. Non sapevo che questo palazzo fosse aperto: mi piacerebbe moltissimo visitarlo.

  • Quanto mi piace leggere di storia e di storie e questa è stupenda ed affascinante. L’interno del palazzo è incredibile, trasmette una magia rara, devo andarci perchè sembra come vivere un viaggio tra le epoche. Grazie di averlo raccontato.

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