Treviso guida

Treviso, la città per bambini

Treviso è la cittadina perfetta da visitare, ma anche da vivere, con i bambini.
Raccolta, tranquilla, elegante, piacevole da scoprire, svela le sue bellezze artistiche e naturali senza riserve.

È chiamata la “piccola Venezia”, per i canali che la percorrono, ma anche la “città dipinta”, per le colorate pitture murali che decorano molte facciate.
Allora, siete curiosi di scoprirla?

Per la guidina di Treviso destinata ai bambini, Divertiviaggio a Treviso, clicca qui.

Divertiviaggio a Treviso la guida per bambini
DivertiViaggio a Treviso è la mia guida di Treviso per bambini.

In questo articolo troverete una guida puntuale alla città, con indicazioni storiche, architettoniche e curiosità.
Potrete navigare tra i vari paragrafi, saltellando come più vi pare e scegliendo gli argomenti che più vi interessano, o leggere dall’inizio alla fine.


Treviso, città d’acqua

Basta osservare una semplice mappa per capirlo: l’acqua è qui protagonista, mutevole e luminosa.

La fertilità del suolo, la sua ricchezza d’acque, le importanti vie di comunicazione terrestri e fluviali fino al mare, hanno permesso a Treviso di commerciare, svilupparsi e arricchirsi.

Il Sile, in particolare, se da un lato ha difeso l’accesso alla città, dall’altro l’ha promossa a centro economico intermediario tra la regione montuosa alpina e Venezia.

Il Sile

Fiume di risorgiva e quindi privo di sbalzi di portata, accarezza sensualmente la città da oriente, insinuandosi tra palazzi e giardini, e la trasforma in una contenuta e inedita piccola Venezia.

Treviso, veduta sul Sile dal Ponte di San Martino.
Treviso, veduta sul Sile dal Ponte di San Martino.

Il Botteniga e i Cagnan

Il Botteniga, dal canto suo, arriva da nord, e al Ponte della Pria si divide in tre rami, chiamati Cagnan.
Uno di questi, il Cagnan Grande, si congiunge al Sile lungo la Riviera Sant’Andrea, in un abbraccio antico, raccontato anche da Dante nel IX canto del Paradiso.

Ma oltre alle apparenze, ai canali e ponticelli ci sono importanti differenze tra lr due città d’acqua: l’acqua di Treviso, rispetto a quella di Venezia, non è salmastra e scorre rapida. I tre metri di dislivello esistenti tra l’accesso del Botteniga in città e la sua confluenza nel Sile le imprimono una velocità tale che sin dall’antichità è stata utilizzata come fonte di energia, per azionare le pale idrauliche dei mulini.

Spiegate ai bambini che un tempo, in assenza di sistemi fognari, i tanti canali garantivano la salubrità del luogo, in quanto trascinavano via tutti i rifiuti, comprese le deiezioni. (L’immagine delle cacche galleggianti fa rabbrividire noi, ma ridere loro!)

Da Riviera Margherita a Riviera Garibaldi

Se arrivate a piedi dalla stazione, lungo la Riviera Margherita fino alla Riviera Garibaldi, con piccola sosta per i bimbi al parchetto lungo il percorso, apprezzerete qui una delle viste più aperte della cittadina. Una visuale inondata di luce, che si riflette sull’acqua, animata dal chiacchierio festoso dei gabbiani.

Treviso con i bambini, vista della Riviera Garibaldi.
Treviso, vista della Riviera Garibaldi.

È il Quartiere Latino, campus universitario e antica sede della confraternita dei Battuti, che a Treviso, come in altre città, creò una rete di aiuto verso i poveri e i pellegrini.

La Pescheria

Dopo aver ammirato uno dei caratteristici mulini a pala, ancora funzionanti, raggiungete la Pescheria, isola artificiale realizzata a metà Ottocento, collegando tre isolette naturali.

Treviso, Pescheria
Treviso, Pescheria.

È il centro popolare e commerciale della città, molto amato dai Trevigiani che lo affollano, per pesce e frutta fresca, ma anche per godersi uno spritzetto in compagnia nelle tipiche osterie, i baccari.

Treviso, Isola della Pescheria.
Treviso, Isola della Pescheria.

Attività, quella dello spritz, assolutamente da adottare, per godere della armoniosa lentezza della cittadina. Non correte: non vincerete nessun premio visitando più attrazioni o scattando più selfi. Prendetevi il tempo per assaporarla, senza impazienza, perché le soste fanno parte del viaggio (e sono essenziali per i bimbi).

Ponte San Francesco

In via Campana, il ponte San Francesco è il palco di un teatro speciale: in un connubio di profumi, colori, odori, luci, si assiepano squarci di vita quotidiana dell’attigua osteria storica Odeon.

Treviso, ponte San Francesco
Treviso, vista dal ponte San Francesco.

Affacciati sul ponte, o seduti su uno dei divanetti dell’osteria, rilassatevi con la sinfonia dell’acqua che scorre e il suono della pala del mulino che gira.

Treviso, Ponte San Francesco.
Treviso, Ponte San Francesco.

Le ruote idrauliche

Le ruote idrauliche sono state le prime forme industriali, non solo per la macinazione dei cereali e la follatura della lana, che la rendeva compatta attraverso una specie di infeltrimento, ma anche per conciare pelli e arrotare coltelli. A Treviso si contavano un’ottantina di ruote idrauliche, di cui cinque sono ancora funzionanti.

Treviso, ruota idraulica funzionante di fronte alla pescheria.
Treviso, ruota idraulica funzionante di fronte alla Pescheria.

I Buranelli

Da Piazza Rinaldi, dove ha sede la Brat, biblioteca dei ragazzi di Treviso, raggiungete il canale dei Buranelli, uno degli scorci più pittoreschi di Treviso.

Treviso, Canale dei Buranelli.
Treviso, Canale dei Buranelli.

Proprio qui, come testimoniano diverse fotografie d’epoca, le donne della zona fino ai primi del Novecento, lavavano i panni a mano.

Treviso, Buranelli, zona in cui le donne lavavano i panni
Treviso, Buranelli, zona in cui le donne lavavano i panni.

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Treviso e il sistema difensivo

Le origini

Le mura, oggi luogo di passeggio e attività sportiva, raccontano l’antica origine della città. Treviso, municipium romano, probabilmente insediato sull’isola formata da Botteniga e Sile, nel Medioevo si dotò di alte mura merlate, nei pressi delle quali iniziarono a sorgere via via numerose cappelle, monasteri, ospedali.

Queste entità religiose e di assistenza costituirono una prima rete d’insediamenti allo stato embrionale, lungo le principali vie di comunicazione. In tal modo funsero da punti di condensazione per l’urbanizzazione esterna, destinata a espandersi in età comunale.

Le mura cinquecentesche

Dal 1508, per difendere la città (che faceva parte della Serenissima Repubblica di Venezia) dagli attacchi dei reggenti confinanti, si decise un rinforzo urgente della fortificazione, su progetto dell’allora illustre Fra’ Giocondo.

Treviso, parte della cinta muraria cinquecentesca, nei pressi della stazione.

Per l’edificazione delle mura cinquecentesche furono demolite le mura medievali e tutte le strutture che si trovavano nelle immediate vicinanze della cinta muraria, per almeno 800 metri. Era la cosiddetta spianada, che serviva a lasciare una visuale aperta.

Tutto il materiale lapideo, proveniente dalle demolizioni, fu utilizzato per la costruzione delle nuove mura.

Il sistema idraulico

Abbinato alla fortificazione, Fra Giocondo progettò un complesso sistema idraulico di difesa delle fosse esterne. Il blocco più rilevante fu realizzato all’altezza del ponte de Pria: grazie a un sistema di chiuse e arginature artificiali, questo impianto permetteva di deviare e controllare l’afflusso del Botteniga in città.

Treviso, Ponte de Pria.

In caso di assedio, serrando le chiuse, il livello del fossato esterno aumentava, fino a straripare e allagare le zone circostanti. L’opera di fra Giocondo si rivelò soddisfacente, in quanto sopportò l’assedio di Treviso, da parte degli eserciti della Lega di Cambrai nell’estate del 1511. Era infatti molto difficile per l’artiglieria pesante avanzare lungo terreni allagati.

Treviso, sotto il Ponte de Pria, le chiuse sono visitabili.
Treviso, sotto il Ponte de Pria, le chiuse sono visitabili e piaceranno molto ai bambini.

Le nuove mura furono edificate a terrapieno, foderato nella banda esterna da un spesso strato in laterizio, più economico rispetto alla pietra, ma anche più deformabile e con elevato potere assorbente ai colpi di artiglieria.

Le porte

Le porte furono ridotte a tre.
Nei pressi della stazione, Porta Altinia, caratteristica per il suo aspetto di casa torre, è l’unico accesso rimasto della cinta muraria medioevale, inglobata in quella cinquecentesca.

Porta San Tomaso è interamente rivestita di decorazioni in pietra d’Istria. Recentemente è stata scoperta la casamatta, un’enorme stanza sotterranea che ospitava l’artiglieria. Nella casamatta di San Tomaso è stata rinvenuta la struttura sulla quale si avvolgevano le catene per il sollevamento del ponte levatoio.

Coinvolgente per grandi e piccini è il percorso alla scoperta di alcuni ambienti ipogei, organizzato da Treviso Sotterranea. Ne parlo nell’articolo Cosa fare con i bambini a Treviso e dintorni.
Appena fuori delle mura, presso la penisola del paradiso, un piccolo zoo urbano con coniglietti, cigni, anatre e nutrie golose.

Treviso, porta San Tomaso.
Treviso, porta San Tomaso.

Porta Santi Quaranta, che in passato permetteva l’ingresso in città da ovest, nasconde, come la precedente, una casamatta con ampia volta a botte e postazioni laterali per i cannoni.

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Treviso e i suoi palazzi

Nel corso del XIII secolo, l’edilizia civile intervenne nel centro cittadino con edifici pubblici per ospitare la burocrazia, come il Palazzo della Ragione, oggi detto dei Trecento (fine 1100), il Palazzo del Comune (1217 circa), il Palazzo del Podestà (1220 circa), la Loggia dei Cavalieri 1200).

Oggi, come ieri, Piazza dei Signori è uno dei principali ritrovi per la comunità di Treviso.
I palazzi comunali, edificati tra la fine del 1100 e la seconda metà del 1200, erano in origine tre edifici distinti, ciascuno con differenti funzioni.

Treviso, Piazza dei Signori.

Palazzo dei Trecento e dei Consigli

Nel Palazzo dei Trecento, completato entro il 1204, si amministrava la giustizia e si facevano eseguire le sentenze; all’estremità nordoccidentale entro il 1217 fu terminato il Palazzo dei Consigli, all’interno del quale era presente un vasto salone atto a raccogliere tutti i membri del Maggior Consiglio.

Considerato uno degli edifici più prestigiosi, simbolo di Treviso, oggi è sede del consiglio comunale, di eventi culturali, mostre ed esposizioni.

Internamente presenta un vasto salone, alto dodici metri, con un soffitto ligneo a capriate, decorato da importanti affreschi.

Treviso, Salone dei Trecento, particolare della fascia ad affresco
Treviso, Salone dei Trecento, particolare della fascia ad affresco che corre sotto la volta. Ho scattato la foto dai ponteggi dei restauri del 2013, durante una visita sopralluogo attivata dal corso di restauro che stavo seguendo.

La torre civica

La torre, inglobata nell’angolo posteriore, fu rinforzata e sopraelevata, per svettare sopra le numerose torri private. Il suo primitivo aspetto trecentesco è riconoscibile nell’affresco di Santa Caterina che sorregge il modello della città, al Museo di Santa Caterina: era priva della cella campanaria sommitale e presentava una piccola edicola ospitante tre campane.

Il palazzo del Podestà

Dopo il 1164 il governo della città fu affidato al podestà, spesso forestiero, con funzioni esecutive e giudiziarie. Era eletto dal Maggior Consiglio cittadino e la sua carica aveva la durata di un anno. Doveva essere straniero, provenire da città non soggette a tirannia, di sicura fede guelfa.

Berlin, Staatliche Museen, Gemaldegalerie. F.Beccaruzzi, Ritratto di giocatore di palla con il suo paggio 1530 circa. L’immagine, gentilmente inviata dal Staatliche Museen, è la più antica rappresentazione della facciata sud della Casa del Podestà.

Il piacevole loggiato, aggiunto nel Cinquecento, fu realizzato sventrando tutte le botteghe e uffici addossati alle pareti.

Vicende storiche degli ultimi due secoli

L’età napoleonica e la dominazione austriaca furono indubbiamente le epoche che maggiormente deturparono il disegno originale degli edifici comunali di Treviso: il Palazzo della Ragione, al suo interno, fu frazionato e scaffalato per adibirlo ad archivio. All’esterno furono demoliti gli scaloni, trasformate a finestre rettangolari le trifore, alloggiate baracche commerciali alla base sotto i loggiati.

Treviso, Palazzo dei Trecento, facciata nord, 1897 e oggi. La foto a sinistra è tratta dal volume Forlati F., Il Palazzo dei Trecento di Treviso, Venezia, 1952.

Al termine della dominazione austriaca i trevisani riacquistarono il pieno diritto sul governo del patrimonio artistico cittadino. Decisero così di restituirgli le originarie forme romaniche.

In seguito, a causa del bombardamento aereo americano, durante la Seconda Guerra Mondiale, i palazzi comunali subirono, al pari di altre architetture, danni ingenti.

Con l’ultimo restauro, a ricordo e monito della guerra e dei suoi danni, anche collaterali, sulla facciata est, è visibile il limite tra parte superstite e ricostruita.

Treviso, Palazzo dei Trecento, facciata est.

Calmaggiore

Calmaggiore è la via dello shopping e della passeggiata sotto i portici, in tutte le stagioni, per trevisani e turisti.

A Palazzo Zignoli andate a salutare la celebre fontana delle Tette, copia del busto esposto in una bacheca sotto i portici in Piazza dei Signori.

Treviso, Fontana delle Tette, copia.

Costruita a metà del Cinquecento divenne simbolo della nomina dei nuovi podestà: dai due seni, infatti, sgorgava vino rosso e vino bianco, offerti gratuitamente per i tre giorni consecutivi dall’avvenuta elezione.

Loggia dei Cavalieri

La costruzione è posta sul quadrivium, punto d’incrocio del cardo e decumano della città romana e medioevale. Mentre la Loggia pubblica del Palazzo dei Trecento era il luogo di ritrovo per tutta la cittadinanza, questa era riservata esclusivamente ai nobili milites.

Con la dominazione scaligera e il dominio veneziano poi, la Loggia fu destinata a magazzino. Solo grazie alla nuova sensibilità ottocentesca nei confronti dell’antico, fu promosso il suo l’inserimento all’interno dell’elenco dei Monumenti della città e avviato il restauro.

Treviso, Loggia dei Cavalieri. Ancora leggibile la decorazione ad affresco.
Treviso, Loggia dei Cavalieri. Ancora leggibile la decorazione ad affresco.

Fate notare ai piccoli turisti la sua struttura: concepita aperta su tre lati, sembra «quasi una grande tenda da campo». Su tre lati è definita da dodici colonnine quadrate in pietra d’Istria e sostenuta per buona parte del suo peso da una colonna centrale, realizzata con blocchi di granito di reimpiego.

Treviso, Loggia dei Cavalieri, affreschi.
Treviso, Loggia dei Cavalieri, affreschi.

Tutte le superfici della loggia, intonacate e lignee, erano, e lo sono ancora in parte, trapunte da uno splendido apparato decorativo. Sono stati rinvenuti due strati di decorazione: quella più antica, a guazzo, proponeva i bestiari romanici e scene tratte dalla tradizione classica. Quella soprastante ad affresco, a soggetto cavalleresco.

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Treviso e le sue chiese

Il Duomo

Il nucleo originario della cattedrale, come del battistero, si collocò probabilmente presso gli stessi siti dove preesistevano le strutture della romana e paleocristiana Tarvisium.

Proprio dietro al duomo, in via delle Canoniche, è stato scoperto un mosaico del IV secolo d. C., che testimonia i resti di un fonte battesimale. Purtroppo il mosaico è visibile solo nella bella stagione: in inverno viene ricoperto di sabbia per preservarlo dalle intemperie.

Treviso, mosaico paleocristiano in via delle Canoniche.

La cattedrale appare oggi come il prodotto di una serie di interventi che hanno trasformato e sconvolto la fisionomia romanica originaria. Solo la cripta e alcuni brani del corpo di fabbrica, visibili soprattuto da Via delle Canoniche Vecchie, testimoniano l’origine molto antica di tutto il complesso.

Treviso, dietro al Duomo, Canoniche Vecchie.

La Cappella del Malchiostro, interamente affrescata dal Pordenone, con al centro la Pala dell’Annunziata, dipinta da Tiziano, è imperdibile per i genitori appassionati di storia dell’arte.

Ma per i bambini il momento più entusiasmante sarà la visita alla cripta.
La volta è sostenuta da una selva di colonnine, che suddividono lo spazio in undici piccole navate. Appassionateli in una conta delle colonne (sessantotto, a voi lo dico io!) e nell’osservazione degli affreschi.

Treviso, cripta del duomo.
Treviso, cripta del duomo.

San Nicolò

Nel 1230 gli statuti cittadini promossero la costruzione della chiesa, identificando nei frati di San Domenico, come negli altri ordini mendicanti, efficaci predicatori, moralizzatori, soprattutto nei confronti degli eretici.

Nella seconda metà del Duecento soggiornò nel convento annesso Nicolò Boccasino, che in qualità di cardinale prima e di papa poi, col nome di Benedetto XI, elargì generose offerte; queste, sommate ai contributi del Comune e dei cittadini, si tradussero (abbattuta quella primitiva) nella costruzione della grandiosa chiesa gotica e nella splendida decorazione a fresco ad opera di importanti artisti, tra i quali anche Tomaso da Modena.

Treviso, chiesa di San Nicolò.

Le dimensioni imponenti dell’alzato, oltre trentatré metri, si percepiscono ancora di più all’interno, grazie alle dodici robuste colonne (che simboleggiano gli apostoli) a sostenere la volta.
Di notevole spessore e grande impatto sui bambini il gigantesco San Cristoforo affrescato.

Treviso, chiesa di San Nicolò, affresco che rappresenta San Cristoforo.

Il Seminario Vescovile e il ciclo di Tomaso da Modena

Nell’ex convento domenicano ebbe sede dal 1840 il seminario vescovile, con pregevoli sale, in particolare quella del Capitolo dei Domenicani, dove lungo tutto il perimetro trova posto un esteso affresco di Tomaso da Modena (1352) che raffigura diversi abati; all’interno di questa sala, vi è la prima rappresentazione degli occhiali da vista, probabilmente inventati a Venezia nel 1200.

San Francesco

Il primo documento che attesta le origini francescane a Treviso risale al 1231, in cui il consiglio cittadino (che riconosceva ai Francescani, così come ai Domenicani, il ruolo fondamentale di guide spirituali e pacificatori sociali) deliberò un contributo di mille lire per l’edificazione della chiesa e del monastero.

La chiesa fu terminata intorno al 1270, anche grazie a donazioni e lasciti testamentari: nel 1300 la famiglia da Camino ed altre aristocratiche come quella dei Rinaldi, dei Bonaparte, dei Sugana, contribuirono ad arricchire la chiesa, designandola come privilegiato luogo di sepoltura.

Treviso, chiesa di San Francesco.

La fondazione vantava una scuola di Grammatica e un corso di Filosofia per i novizi, poi avviati a Padova per lo studio della Teologia.
È certo che alcuni maestri di Teologia, residenti saltuariamente a Treviso, svolgevano il ruolo assai delicato dell’inquisitore. La sede del tribunale per la zona trevigiana si trovava proprio presso il convento di San Francesco.

La soppressione napoleonica, che causò la cancellazione e secolarizzazione di molte istituzioni ecclesiastiche, portò la sua trasformazione in magazzino, con stacco di molti affreschi e sparizione di statue.

Anche qui sopravvive un gigantesco Fra Cristoforo affrescato e, nella Cappella dell’Immacolata, l’opera di Tomaso da Modena, Madonna in trono con bambini e Santi.

Complesso monumentale di San Vito e Santa Lucia

Il complesso monumentale comprende le chiese di San Vito e Santa Lucia. L’aspetto attuale di San Vito risale alla metà del Cinquecento, quando furono realizzati, proprio sopra le chiese, i locali per il Monte di Pietà, istituito nel 1496 dal vescovo Nicolò Franco per osteggiare l’attività di prestito degli ebrei nella città.
Anche se esternamente passa inosservata, la chiesa di Santa Lucia è quella che meglio conserva, nella sua penombra, una suggestiva atmosfera medioevale.
Affreschi trecenteschi tappezzano le pareti, colori tenui e soffusi, per un viaggio nel misticismo anche se siete atei.

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Treviso e i suoi musei

A Treviso numerose realtà museali impreziosiscono il tessuto cittadino.
I trevisani in primis sono assidui frequentatori dei loro musei, in particolare in occasione di eventi culturali o laboratori didattici dedicati ai bambini.

Treviso, Museo Santa Caterina.

Museo di Santa Caterina

Al Museo di Santa Caterina, una delle sedi dei Musei Civici di Treviso, accompagnate i piccoli visitatori nell’emozionante viaggio nel tempo della collezione archeologica. I reperti rinvenuti nel territorio possono integrare la lezione di storia fatta a scuola.

Oppure, nella chiesa sconsacrata, scoprite gli affreschi del Ciclo di Sant’Orsola, di Tomaso da Modena. Vicenda triste, quella di Orsola, che con estrema delicatezza viene spiegata ai bambini (tra illustrazioni e parole poetiche) nel libro Sant’Orsola e il sogno di Tomaso, in vendita anche nel bookshop del museo.

Sant’Orsola e il sogno di Tomaso, testi di Laura Simeoni, illustrazioni di Chiara Tronchin.

Non fatevi sfuggire l’affresco di Santa Caterina da Siena, che sorregge un modellino dell’antica città di Treviso. La scritta che sembra uscire dalle labbra della Santa è considerato il primo fumetto della storia.

La cosa migliore però, se riuscite ad organizzarvi e a prenotare in tempo, è partecipare ad una delle tante attività didattiche. Educatori museali competenti e coinvolgenti sapranno trascinare ed emozionare i piccoli visitatori alla scoperta del museo.

Collezione Salce

La Collezione conserva la più ampia raccolta di grafica pubblicitaria esistente in Italia, donata al Ministero dei Beni Culturali da Nando Salce, trevigiano nato nel 1877.

Alimentando la sua smisurata passione per i manifesti pubblicitari, riuscì ad acquistare, raccogliere, scambiare, ammassare freneticamente ben 24580 manifesti.
Fino al 2020 una piccola rassegna a rotazione di tutta la collezione era in mostra presso la Chiesa di San Gaetano.

Treviso, Collezione Salce
Treviso, Collezione Salce. Immagine tratta dalla pagina FB.

A giugno 2021 è prevista l’inaugurazione della nuova bellissima sede, Santa Margherita, la stessa chiesa (sconsacrata) da cui sono stati staccati gli affreschi del ciclo di Sant’Orsola, adesso conservati presso Santa Caterina.

Nel nuovo allestimento museale, oltre alle suggestive stampe pubblicitarie, gli affreschi staccati saranno posti nuovamente in loco virtualmente, grazie a una loro proiezione sulle pareti dove erano prima dello stacco.

Casa dei Carraresi

Alla Casa dei Carraresi, bellissimo esempio di palazzo medievale del centro storico, sono ospitate mostre di richiamo internazionale. Da tenere d’occhio.

Treviso Casa dei Carraresi.
Treviso Casa dei Carraresi.

Gallerie delle Prigioni

Le Gallerie delle Prigioni sono uno spazio dedicato all’arte contemporanea, ubicato nelle ex carceri asburgiche di Treviso, costruite nella prima metà dell’Ottocento.

Treviso, Galleria delle Prigioni. L’immagine è tratta dalla pagina FB.

La ristrutturazione, finanziata dalla Fondazione Benetton, è stata realizzata dall’architetto Tobia Scarpa, che ha preservato parti originali, come le porte delle celle con i chiavistelli, i numeri e le scritte che le identificavano. Lo spazio culturale espone a rotazione le opere d’arte del progetto Imago Mundi. Ingresso gratuito.

Puoi esplorare La galleria delle prigioni su Google Arts & Culture.

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Treviso, urbs picta: caccia all’affresco

A volte, basta un file rouge, per coinvolgere anche i bambini nelle esplorazioni delle città d’arte.
Magari è una bella giornata di sole, e volete godere la città semplicemente bighellonando senza meta.

Treviso offre incantevoli spunti per queste peregrinazioni spontanee. Uno di questi potrebbe essere inseguire il corredo iconografico che impreziosisce molte facciate di palazzi.

La caccia all’affresco è uno specifico tour che talvolta la Fondazione Benetton organizza a Treviso, all’interno di un ampio progetto di studio e censimento delle testimonianze pittoriche sugli esterni.

Treviso Urbs Picta. Esempi di decorazione parietale di alcune facciate.

Il progetto ha portato alla creazione di una banca dati a disposizione di tutti, Treviso Urbs Picta, all’interno della quale sono stati catalogati e georeferenziati sia gli affreschi e i relativi edifici tuttora esistenti, sia quelli documentati ma ormai perduti.

Se al momento della vostra visita l’evento non fosse disponibile, potrete comunque in autonomia cimentarvi in questa piacevole attività.

Per aiutarvi in questo libero itinerario approfittate dell’audio tour di Treviso Urbs Picta, con foto, descrizione e mappa delle facciate affrescate. La guida contiene molte informazioni e bellissime immagini.

Unico punto dolente è la lettura del testo, affidata alla sintesi vocale. Sembra che nella versione definitiva, la voce sarà quella di Sergio Grasso, gastronomo, conduttore televisivo e doppiatore. Attendiamo fiduciosi!

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Osterie a Treviso, tra cicchetti e arte

Non solo Venezia è famosa per i cicchetti e i bacaro tour: anche a Treviso all’ora dell’aperitivo, i trevisani celebrano i sapori della tradizione, con una cultura enogastronomica da urlo. Ecco dove socializzare e assaggiare le ghiottonerie più stuzzicanti, per un’abbinata appagante al calice di prosecco, all’ombretta (vino rosso) o all’ormai popolare spritzt.

Attenzione! I bambini saranno vostri temibili competitor nel divorare gli assaggini trevisani, complice la camminata e l’aspetto invitante.

Salvia fritta al Botegon

Al Botegon, troverete un’ampia varietà di cicchetti, tra cui salvia fritta, polpettine di carne o di pesce, crostini al musetto, con la possibilità di mangiare all’aperto, proprio di fronte a Porta San Tomaso. In piazzale Burchiellati, 7.

Treviso, Osteria Al Botegon. Immagine tratta dalla pagina FB.

Mozzarella in carrozza dalla Gigia

Non è certo un cicchetto leggero, la mozzarella in carrozza. La versione veneziana della Gigia, che prevede una mozzarellina abbracciata voluttuosamente dal prosciutto cotto o da un’acciuga, compete valorosamente con quella napoletana. Posti solo in piedi. In via Barberia, 20.

Baccalà su polentina all’Osteria Muscoli’s

L’osteria Muscoli’s gode della posizione strategica di fronte alla Pescheria e di quell’atmosfera popolare che si è costruita nel tempo. Un calice e un cicchetto, magari di baccalà su polentina, mentre i bambini osservano placidi cigni e germani reali, non si nega a nessuno. In via Pescheria, 23.

Treviso, Osteria Muscoli’s, con vista Pescheria. Immagine tratta dalla pagina FB.

Sarde ripiene e fritte all’Acquasalsa

Sotto i portici dello splendido edificio che ospitava il Convento di San Parisio e Santa Cristina, con la bellissima decorazione del XV secolo a finta tappezzeria, godetevi il plateatico e le sarde ripiene e fritte di Acquasalsa. In via Pescheria, 41.

Treviso, Osteria Acquasalsa, con vista della Pescheria. Immagine tratta dalla pagina FB.

Festa dei salumi alla Vecia Hostaria dai Naneti

Paninetti o taglieri di salumi (sopressa trevigiana, mortadella, porchetta) tagliati al momento anche al coltello, sono qui un’istituzione. Posti solo in piedi, alla Vecia Hostaria dai Naneti. In vicolo Broli, 2.

Treviso, Vecia Osteria dai Naneti. Immagine tratta dalla pagina FB.

La patata è servita, alla Colonnetta

Al piano terra di un edificio d’angolo, con la colonna lapidea che dà il nome al locale, potrete degustare un alimento povero della tradizione veneta, che diventa gourmet. Alla Colonnetta la specialità è la patata ripiena, disponibile in diverse varianti, anche per vegetariani. In via Palestro, 2.

Treviso, Osteria Colonnetta. L’immagine è tratta dalla pagina FB.

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Quanti giorni a Treviso?

La domanda sorge spontanea, dopo questa carrellata infinita di monumenti, musei, scorci ed esperienze a Treviso. Il consiglio è di trascorrere in città almeno un weekend, per visitarla con calma e le giuste pause, specialmente se viaggiamo in famiglia. Leggi anche l’articolo sulle attività da fare con bambini e ragazzi a Treviso e dintorni.

Treviso, galleria fotografica

Fonti per gli approfondimenti

Delfini G., Nassuato F., Il Palazzo dei Trecento a Treviso, Milano, 2008.

Gubitosi R., Il duomo di Treviso nel XII secolo, ricostruzione della fisionomia architettonica, Treviso, 2001.

Netto G., Treviso medioevale ed i suoi ospedali. Gli ospedali minori, Treviso, 1974.

Cagnin G., Pellegrini e vie del pellegrinaggio a Treviso nel Medioevo (secoli XII-XIV), Verona, 2000.

Bellieni A., Treviso, i Luoghi dell’Arte, Treviso, 2004.


Teresa Scarselli
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