Biennale Arte di Venezia 2026: padiglioni diffusi e gratuiti (con mappa!)

C’è una Biennale Arte di Venezia che non si conclude tra Giardini e Arsenale. Si infiltra tra i campielli, sale i gradini dei palazzi storici, entra nelle chiese sconsacrate, sbarca su isolette remote. È gratuita, è diffusa, è per tutti: sa stupire anche chi non ha mai messo piede in una galleria d’arte.
E ha un merito in più: porta i visitatori lontano dalla folla, verso quella Venezia autentica e silenziosa che il turismo di massa non ha ancora raggiunto.
Se la paura di sentirsi fuori posto è l’unico ostacolo, questa guida è la risposta: traduce, orienta, racconta. Perché l’arte contemporanea non va capita: va incontrata. E Venezia, con i suoi palazzi aperti solo per l’occasione, i suoi giardini nascosti che diventano per mesi gallerie a cielo aperto, è forse il posto più bello del mondo in cui farlo.

Questo articolo e la mappa collegata sono in aggiornamento.

Sommario

L’arte contemporanea non va capita: va incontrata

C’è un gap reale tra chi l’arte contemporanea la produce, la cura e la racconta, e chi la incontra per la prima volta senza strumenti. Un gap fatto di didascalie incomprensibili, titoli criptici, comunicati stampa scritti per iniziati, con un linguaggio che a volte sembra costruito apposta per tenere fuori chi non appartiene al sistema, e che finisce per trasformare uno spazio di emozione in uno spazio di esclusione.
Questo articolo prende quello che curatori e artisti hanno pensato, scritto e costruito, e lo restituisce in un linguaggio che una famiglia può usare, che un ragazzo può sentire suo, che un bambino può trasformare in meraviglia.

Il percorso: dalla stazione all’Arsenale

Molti padiglioni nazionali, come gli Eventi Collaterali, non si trovano ai Giardini o all’Arsenale: sono sparsi per Venezia, ospitati in palazzi storici, ex magazzini, chiese sconsacrate. Durante la Biennale, l’arte diventa bussola per scoprire una città diversa, sottratta ai circuiti del turismo di massa, e pretesto per varcare soglie normalmente inaccessibili.

Venezia non ha quartieri: ha sestieri, sei aree storiche (Cannaregio, Castello, Dorsoduro, San Marco, San Polo, Santa Croce) ognuna con il proprio carattere, i propri campielli, la propria luce. Seguire i padiglioni significa attraversarli tutti, uno dopo l’altro, come in un gioco di scoperte. Una forma di viaggiare più lenta e più vera.

Questa guida, completa di mappa con i padiglioni geolocalizzati, è lo strumento per farlo.

Mappa padiglioni biennale arte 2026 venezia (1)

Cannaregio – Padiglioni della Biennale vicino alla Stazione di Santa Lucia

Padiglione Santa Sede: un giardino segreto dove l’arte si ascolta in cuffia

Pochi passi dalla Stazione, dietro le mura di un convento del XVII secolo dei Carmelitani Scalzi, si nasconde uno dei luoghi più inaspettati di tutta la Biennale: il Giardino Mistico di Venezia, uno spazio verde monastico normalmente chiuso al pubblico. Per la durata della Biennale diventa la prima sede del Padiglione della Santa Sede.

I visitatori ricevono cuffie e si siedono nel giardino ad ascoltare venti nuove composizioni — create da musicisti, poeti e artisti contemporanei — in risposta ai canti e alle visioni di Ildegarda di Bingen, mistica medievale. Un’intelligenza artificiale di Soundwalk Collective “ascolta” il giardino in tempo reale e lo trasforma in suono. L’arte, qui, non si guarda: si respira.

Per i bambini il giardino segreto con le cuffie è un’esperienza magica.

Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, Cannaregio 54 | Complesso Santa Maria Ausiliatrice, Castello 450 | Visita gratuita su prenotazione: ticketing.coopculture.it

Padiglione Moldova: droni e tappeti volanti in una chiesa

Per la sua prima partecipazione alla Biennale, la Moldova porta alla Chiesa dei Santi Geremia e Lucia On the Thousand and Second Night dell’artista Pavel Brăila: una flotta di droni solleva tappeti tradizionali facendoli aleggiare tra le navate come moderni tappeti volanti. Un’inversione provocatoria: il drone, tecnologia di sorveglianza e conflitto, diventa agente di protezione e meraviglia. Richiamando Le mille e una notte, la mostra invita a immaginare un futuro in cui l’immaginazione traccia ancora rotte verso qualcosa di più sicuro.

Chiesa dei Santi Geremia e Lucia, Cannaregio — vicino alla Stazione

Biennale arte 2026 venezia padiglioni gratuiti MOLDAVIA

Padiglione Guinea Equatoriale: il debutto di Ingrid Seall

Quest’anno la Biennale accoglie per la prima volta la Guinea Equatoriale, che debutta con una mostra personale dedicata all’artista Ingrid Seall, ospitata a Palazzo Albrizzi-Capello. Le opere, tra pittura e scultura, esplorano identità e memoria attraverso simboli e storie poco conosciute. Un nuovo capitolo artistico che si apre proprio qui, in dialogo tra Africa centrale e resto del mondo.

Palazzo Albrizzi-Capello, Cannaregio 4118

Padiglione Grenada: l’arte che cura e unisce

Allo Spazio Berlendis, il piccolo stato caraibico di Grenada propone The Poetics of Correspondence: una riflessione sui legami invisibili che uniscono persone, culture e natura, come le correnti che collegano le isole dei Caraibi. Un’arte che non vuole gridare ma dialogare lentamente, invitando a sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A | Mar-Dom 10:00-18:00 | Chiuso lunedì

Padiglione El Salvador: sculture che raccontano il viaggio

A Palazzo Mora, l’artista J. Oscar Molina esplora il tema della migrazione con Cartografie degli Sradicati. Al centro, la serie “Children of the World”: sculture che mostrano come i ricordi e le tradizioni non si perdano durante il viaggio, ma si trasformino in qualcosa di nuovo. Una mostra silenziosa e delicata che ricorda come, nonostante i confini, siamo tutti parte di una grande storia comune.

Palazzo Mora, Cannaregio 3659 | Mar-Dom 11:00-18:00

San Marco

Padiglione Vietnam: migliaia di bachi da seta vivi stanno scrivendo la storia

A Ca’ Faccanon, nel sestiere di San Marco, il Vietnam fa il suo ingresso alla Biennale per la prima volta con Vietnam: Arte nel flusso globale — dieci artisti accomunati da un materiale e da una filosofia: la lacca tradizionale vietnamita, ricavata dalla resina dell’albero della lacca attraverso un processo lento e stratificato.

Al centro c’è il lavoro monumentale di Le Huu Hieu: una casa tradizionale del Nord Vietnam in legno di giaca alta cinque metri, diciassette statue ispirate alle tombe degli imperatori, una statua del Dio Guerriero di bronzo alta cinque metri.

Il cuore della ricerca dell’artista risiede nell‘integrazione di organismi viventi all’interno dell’opera stessa. Migliaia di bachi da seta vengono liberati sulle superfici delle sculture, trasformando l’installazione in un ecosistema in continua evoluzione. Questa pratica non è solo estetica, ma un richiamo alla sericoltura vietnamita, una tradizione millenaria che accompagna da sempre la storia del Paese insieme alla coltivazione del riso.

Sotto gli occhi dello spettatore, i bachi tessono trame imprevedibili, stratificando una narrazione visiva che cambia col passare del tempo. La seta prodotta diventa poi materia stessa dell’opera, utilizzata per confezionare la veste dell’Imperatrice, figura simbolica posta al centro della struttura.

Attraverso questo processo, l’artista esprime un concetto fondamentale: la storia è un continuum organico. In questa visione, le masse anonime non sono semplici comparse, ma le vere fondamenta della civiltà. Sono “figure materne” e protettive che, con il loro lavoro silenzioso e collettivo, sostengono il flusso incessante della vita.

Per tutta la durata della Biennale, il Padiglione del Vietnam arricchisce l’esperienza espositiva con un programma di attività partecipative.

Ca’ Faccanon, Calle delle Acque, San Marco 5016 | Mar-Dom 11:00-18:00

Biennale arte 2026 venezia padiglioni gratuiti VIETNAM

Padiglione Bosnia ed Erzegovina: cosa significa sentirsi a casa?

Cosa vuol dire “casa” quando si vive lontano dal proprio Paese? A Palazzo Malipiero, Domus Diasporica dell’artista Mladen Bundalo racconta l‘esperienza della diaspora attraverso un’installazione che mescola architettura e frammenti di vita. Non un monumento solenne, ma uno spazio accogliente che mostra quanto sia complesso mantenere vivo il legame con la propria terra nonostante le distanze.

Palazzo Malipiero, San Marco 3198

Dorsoduro

Padiglione Pakistan: tessere come atto di resistenza

Il Padiglione del Pakistan, accoglie i visitatori con grandi opere tessili sospese come dipinti, tra colori simbolici, motivi architettonici, una complessità visiva che si svela più a lungo si guarda. Faiza Butt lavora con tecniche relegate all’artigianato femminile (tessitura dhurrie, ikat, jacquard, cotone filato a mano) per raccontare il Punjab, la regione storica divisa dalla Partizione del 1947. Ogni tessuto è una mappa, ogni motivo un frammento di memoria recuperata. La sede espositiva, con il suo fascino intrinseco, completa un’esperienza che da sola vale l’intero percorso.

Ex Farmacia Solveni, Dorsoduro 993-994

Padiglione Georgia: viaggiatori tra mito e realtà

A Palazzo Querini, Modern Argonauts – Georgian Crossroads trasforma la mostra in un vero “incrocio” di culture: artisti georgiani dialogano con autori di tutto il mondo. Con il progetto Viaggi Paralleli, Silvano Rubino crea stanze-soglie tra passato e presente, dove ogni immagine ne richiama un’altra. Un’esperienza silenziosa per chi ama perdersi un po’, scoprendo che esistono infiniti modi di raccontare la stessa storia.

Palazzo Querini, Dorsoduro 2691 | Mag-Set 11:00-19:00 | Ott-Nov 10:00-18:00 | Chiuso lunedì

Padiglione Bulgaria: un laboratorio per immaginare il futuro

Alla Sala Tiziano alle Zattere, The Federation of Minor Practices riunisce quattro artiste in uno spazio interattivo che riflette su come vivere meglio insieme. Quattro film e installazioni esplorano storie diverse: dai social media alla bellezza fragile di una palude, alla raccolta delle rose in Bulgaria. Il messaggio: anche i piccoli gesti quotidiani possono aiutarci a costruire un mondo più consapevole.

Sala Tiziano, Centro Culturale Don Orione Artigianelli, Dorsoduro 919 | 9 maggio – 22 novembre 2026

Padiglione Bahamas: tradizioni caraibiche e materiali di recupero

Al San Trovaso Art Space, proprio di fronte allo squero di San Trovaso (tipico cantiere veneziano dedicato alla costruzione, alla manutenzione e al ricovero delle gondole) le Bahamas portano i colori dei Caraibi nel cuore di Dorsoduro. John Beadle e Lavar Munroe, di generazioni diverse, si ispirano entrambi al Junkanoo, la celebre parata tradizionale di maschere, musica e costumi. Con materiali di recupero come cartone, legno e oggetti ritrovati, creano opere che parlano di viaggio, spiritualità e vita quotidiana. Un omaggio alla creatività che nasce dalle cose semplici.

San Trovaso Art Space, Dorsoduro 947

Padiglione Kirghizistan: l’eredità di Belek

Alla Galleria Ravagnan, Belek, che in kirghiso significa “dono” o “eredità”,  esplora come le antiche tradizioni dei popoli nomadi possano ancora rispondere alle sfide del presente. Installazioni che reinterpretano materiali della cultura asiatica e mescolano la spiritualità dei paesaggi montuosi con i linguaggi dell’arte moderna. Un invito a riflettere su cosa riceviamo in dono dalle generazioni precedenti.

Galleria d’Arte Ravagnan, Dorsoduro 822

Padiglione Sierra Leone: un chiostro veneziano che diventa assemblea di culture

Nel chiostro del Liceo Artistico Michelangelo Guggenheim, la Sierra Leone fa il suo ingresso alla Biennale per la prima volta. Ha scelto di farlo in modo generoso: il padiglione accoglie artisti da Nigeria, Togo, Senegal, Benin e altri paesi dell’Africa occidentale, insieme a voci italiane e messicane. Mondi Presenti è uno spazio immersivo in cui i confini tra le opere si dissolvono in una conversazione continua. Il chiostro, con la sua architettura raccolta, amplifica questa qualità: ogni voce trova il suo posto.

Liceo Guggenheim, Dorsoduro 2613 – Campo dei Carmini

Padiglione Siria: La rinascita di Palmira

Un tempo, le maestose Torri Funerarie dominavano il deserto siriano, custodi di un’armonia leggendaria tra popoli arabi, aramaici e greco-romani. Dopo la devastazione e i saccheggi subiti dall’Isis, quei monumenti non sono più solo pietre, ma simboli di una ferita culturale profonda.

Con il progetto La Torre Funeraria di Palmira, ospitato negli spazi degli ex magazzini frigoriferi di Santa Marta, l’artista Sara Shamma tenta di trasformare il dolore in un manifesto d’identità. L’installazione è un’esperienza che avvolge i sensi: non c’è solo la pittura, ma un intreccio di architettura, luci e profumi che trasporta lo spettatore nel cuore di un’antica città crocevia di civiltà.

L’opera di Shamma non è solo un omaggio a ciò che è andato perduto, ma un atto di resistenza culturale. Attraverso la rievocazione di quella convivenza millenaria, il padiglione lancia un messaggio universale sulla memoria e sulla necessità di restituire alla Siria il suo patrimonio trafugato, riaffermando che la ricostruzione di un popolo passa, inevitabilmente, dalla riappropriazione della propria storia.

Il Padiglione si inserisce in un più ampio percorso di collaborazione tra l’Università Iuav di Venezia e le istituzioni siriane, che include attività di ricerca, progetti urbani e iniziative di cooperazione accademica, con particolare attenzione ai temi della ricostruzione, della tutela del patrimonio e dello sviluppo urbano.

IUAV di Venezia, Cotonificio, Dorsoduro 2196

Biennale arte 2026 venezia padiglioni gratuiti SIRIA

Castello

Padiglione Etiopia: quando il silenzio prende colore

A Palazzo Bollani, Shapes of Silence dell’artista Tegene Kunbi esplora come il silenzio possa essere pieno di storie e tradizioni. Quadri grandi e colorati costruiti a strati: tessuti fatti a mano dalla madre dell’artista, stoffe industriali, indumenti religiosi, materiali per materassi. Ogni strato rappresenta una regione dell’Etiopia e le sue tradizioni tessili. Un’opera tattile che parla di dignità e diritti — e che si legge con gli occhi prima ancora che con la mente.

Palazzo Bollani, Castello 3647 | Mar-Dom 11:00-18:00

Padiglione Cuba: la libertà si conquista con la memoria

In via Garibaldi, Roberto Diago presenta un’installazione composta da un gruppo di sculture: una serie di teste monumentali che sembrano avanzare con forza verso lo spettatore. Realizzate con materiali poveri e di recupero (metalli corrosi, legni grezzi e scarti industriali) queste figure portano sulla pelle i segni di una storia difficile. Le cicatrici in rilievo che solcano le superfici non sono semplici decorazioni, ma tracce tattili di una memoria che rifiuta di essere dimenticata. Nella poetica di Diago, il segno sulla pelle diventa simbolo di resistenza fisica e spirituale e mappa geografica dei traumi e della resilienza di un intero popolo.

Il titolo del progetto, Hombres Libres, invita a una riflessione profonda: per l’artista, la libertà non è un semplice concetto giuridico, ma una pratica quotidiana. Essere liberi significa avere il coraggio di ricordare e opporsi alle narrazioni che tentano di cancellare il passato.

Il Giardino Bianco Art Space, Via Garibaldi, Castello 1814

Biennale arte 2026 venezia padiglioni gratuiti CUBA

Padiglione Mongolia: Connectivities Across Borders

Allo Squero di Castello, un cantiere navale tradizionale veneziano, già di per sé una scoperta, la Mongolia porta Entanglements: Connectivities Across Borders, una mostra che ricostruisce i legami tra l’Impero mongolo e Venezia nel XIII secolo.

Squero Castello, Salizada Streta 368

Padiglione Montenegro: Out of the Blue, I’m Swept Away

A Campo San Lorenzo, Siniša Radulović parte dalla planimetria del proprio appartamento, moltiplicandola fino a qualcosa di claustrofobico, quasi distopico. L’installazione si sviluppa su due livelli: una zona compressa e pesante, una superiore fluida e piena di immagini in movimento. Proiezioni video e paesaggio sonoro avvolgente.

Artenova, Castello 5063

Padiglione Nauru: il futuro è già arrivato

Nauru è la più piccola nazione insulare del mondo. Un secolo di estrazione di fosfati l’ha trasformata in un paesaggio impoverito, un territorio che ha pagato con la propria terra e cultura il prezzo delle economie globali. Il padiglione non racconta questa storia con toni catastrofici, ma come condizione vissuta, quotidiana. Presentato a Venezia, città che conosce il significato di convivere con la fragilità, il dialogo è immediato. Per i bambini e i ragazzi è forse il padiglione più diretto sul cambiamento climatico: non un concetto astratto, ma la storia concreta di un popolo che lo vive da decenni.

Spazio Castello 3683, Calle Bosello

Padiglione Kazakistan: ascoltare il silenzio della steppa

Al Museo Storico Navale, Qoñyr: l’Archivio del Silenzio invita a fare una cosa rara: allontanarsi dal rumore per mettersi in ascolto. “Qoñyr” indica il colore marrone nella cultura kazaka, ma anche una sensazione di pace e silenzio pieno. Suoni e materiali naturali, il “battito” della steppa, installazioni di lana di cammello, ambienti digitali di luce e miti antichi. Un viaggio che parte dalla musica tradizionale per mostrare come la memoria di un popolo viva nei suoni, negli odori, nelle sensazioni ai margini della percezione.

Museo Storico Navale, Castello 2148, Riva San Biasio

Padiglione Senegal: quando un’artista è anche astrofisica

A Palazzo Navagero, sulla Riva degli Schiavoni, Caroline Gueye, artista e astrofisica, presenta WURUS, parola wolof per “oro”. Il punto di partenza è vertiginoso: l’oro si formò nello spazio prima ancora che esistesse la Terra, durante lo scontro tra stelle di neutroni. Da lì ha attraversato ere geologiche, economie e imperi.

L’installazione Wurus non si limita a esporre l’oro come un reperto prezioso, ma lo trasforma in un interrogativo aperto: come prende forma il valore nelle nostre menti? L’installazione invita a riconsiderare i criteri con cui oggi attribuiamo importanza a ciò che ci circonda, mettendo a confronto la solidità millenaria del metallo con la fluidità del presente digitale.

Palazzo Navagero, Riva degli Schiavoni 4145

Padiglione Uganda: Kampala arriva a Venezia, ricamata a mano

Sempre a Palazzo Navagero, l’Uganda porta KAMPALA: sette artisti in un progetto su cultura materiale, spiritualità e memoria dell’Africa orientale. Al centro Stacey Gillian Abe, con grandi opere di pittura, scultura e seta ricamata a mano, il suo blu indaco è inconfondibile. Accanto a lei, sculture di Lilian Nabulime legate alla salute femminile e le pitture quasi astratte di Ronex Ahimbisibwe. Questa edizione vede dodici nazioni africane con padiglioni nazionali, quattro al debutto assoluto: un cambiamento storico visibile e tangibile.

Palazzo Navagero Gallery, Riva degli Schiavoni 4147

Padiglione Nuova Zelanda: gli uccelli che non ci sono più, fotografati come se ci fossero ancora

All’Istituto Santa Maria della Pietà, sulla Riva degli Schiavoni, Fiona Pardington porta diciassette ritratti fotografici di grande formato di uccelli, alcuni estinti, altri a rischio, conservati nelle collezioni museali di Nuova Zelanda e Australia. C’è lo huia, estinto da oltre un secolo. Il whēkau, il “gufo ridanciano”, scomparso per sempre. Il kea, unico pappagallo alpino al mondo. Non li fotografa come reperti scientifici ma come esseri dotati di spirito: per il popolo Māori, i manu occupano un posto centrale nelle storie della creazione. Le cornici richiamano i tramonti della Nuova Zelanda, rispecchiati — l’artista lo ha scoperto nel 2024 — nei cieli di Venezia.

Istituto Santa Maria della Pietà, Riva degli Schiavoni, Castello 3702

Padiglione Zimbabwe: cosa rimane dell’umano quando la macchina diventa natura

Nella stessa sede, lo Zimbabwe porta una domanda che riguarda tutti: in un mondo rimodellato dalla tecnologia, cosa rimane di noi? Second Nature | Manyonga — “manyonga” è parola dello Shona che evoca trasformazione — esplora la neuroplasticità come metafora: la capacità del cervello di riprogrammarsi e ricominciare. Cinque artisti lavorano ai margini di questa trasformazione, interrogando il rapporto tra corpo umano, ambiente e tecnologia digitale. Per i ragazzi è il padiglione più contemporaneo della Biennale. Per i bambini: sei tu che usi la tecnologia, o è lei che usa te?

Santa Maria della Pietà, Castello 3701

Padiglione Islanda: un Universo Tascabile fatto di sogni

A San Pietro di Castello, in un ex cantiere navale (Docks Cantieri Cucchini), l’artista Ásta Fanney Sigurðardóttir,  poetessa e musicista,  ha creato Universo Tascabile: una mostra che avvolge come un sogno fatto di suoni, video e sculture. Sfere e amuleti, immagini di viaggi alle origini della Terra, performance improvvisate dall’artista stessa. Un invito a tornare bambini, a giocare con il caso, a riscoprire la forza interiore che permette di “ricostruire” la realtà ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Docks Cantieri Cucchini, San Pietro di Castello | Mar-Dom 11:00-18:00

Padiglione Santa Sede (seconda sede): lo scriptorium contemporaneo

Il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello ospita la seconda sede del Padiglione della Santa Sede: uno scriptorium contemporaneo con archivio vivente, libri d’artista e l’ultima opera monumentale di Alexander Kluge in dodici stazioni. Da abbinare alla visita al Giardino Mistico a Cannaregio.

Complesso Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin, Castello 450

Verso l’Arsenale

Padiglione San Marino: quando i quadri si ascoltano

Tra l’Arsenale e i Giardini, in un ex deposito di legna e carbone convertito in spazio espositivo, il Padiglione di San Marino ribalta il modo in cui si guarda un’opera d’arte. Mark Francis dipinge il suono: lo traduce in forme astratte, colori e superfici che evocano frequenze e vibrazioni.

Due stanze: nella prima una proiezione introduce il mondo visivo dell’artista, nella seconda grandi dipinti inediti — olio su tela o alluminio — con una presenza silenziosa e potente. Per i bambini: se potessi dipingere la tua canzone preferita, che colori useresti? Per i ragazzi: un incontro con la sinestesia, la capacità di vedere il suono e sentire i colori.

Tana Art Space, Fondamenta de la Tana 2111

Padiglione Panama: un’amaca lunga venti metri per non dimenticare

All’Arsenale, il Padiglione di Panama accoglie con un’immagine difficile da dimenticare: un’amaca lunga venti metri, tessuta a mano con tessuto tinto indaco, sospesa al centro dello spazio. Porta dentro di sé la storia dei lavoratori arrivati dalle Antille per costruire il Canale di Panama, al costo di spostamenti forzati e comunità cancellate. Il duo artistico Messengers of the Sun trasforma questo oggetto familiare in qualcosa che tiene insieme memoria e perdita. Attorno all’amaca, tessuti stampati con fotografie d’archivio e immagini delle “città perdute”: tracce di mondi cancellati che qui trovano spazio.

Tesa 42, Arsenale Militare, Fondamenta Case Nuove 2738/C

Padiglione Uzbekistan: stampare l’invisibile

Allo Spazio Tana, a due passi dall’Arsenale, Printing the Unprinted usa la moderna stampa 3D per dare forma a storie, tradizioni e architetture che rischiano di scomparire. I modelli decorativi uzbeki e le forme delle città antiche diventano oggetti reali grazie alla tecnologia. Un percorso che invita a riflettere su come il futuro possa proteggere il passato, rendendo visibile e tangibile ciò che spesso resta solo un ricordo.

Spazio Tana, Castello 2126

Informazioni

La Biennale Arte 2026 è aperta dal 9 maggio al 22 novembre 2026. I padiglioni nazionali diffusi in città sono a ingresso gratuito.

I Giardini e l’Arsenale, cuore della Biennale, prevedono invece un biglietto a pagamento.

Questo articolo e la mappa collegata sono in aggiornamento.

 

Commenti su “Biennale Arte di Venezia 2026: padiglioni diffusi e gratuiti (con mappa!)

  • Ti ringrazio per questo post: ho già acquistato il biglietto della Biennale (sarà il mio regalo di compleanno: 2 giorni a Venezia per visitare Arsenale e Giardini).

    Poi, nel corso dell’estate farò una terza giornata per cercare i diversi padiglioni in giro per la città: nella scorsa edizione ho scovato davvero tanti palazzi che mai mi sarei aspettata di trovare!

    Con la mappa sarà tutto più facile e meno dispersivo.

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