Marina Abramović Gallerie dell'Accademia Venezia 2026

Transforming Energy: Marina Abramović a Venezia trasforma le Gallerie dell’Accademia

Marina Abramović è considerata la madre della performance art. Nata a Belgrado nel 1946, ha dedicato oltre cinquant’anni a esplorare i limiti del corpo umano, la resistenza fisica e psicologica, il rapporto tra artista e pubblico. Le sue performance più celebri — come Rhythm 0 del 1974 o The Artist is Present al MoMA di New York nel 2010 — hanno ridefinito i confini di ciò che l’arte può essere e chiedere. Nel 1997 ricevette il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, diventando la prima artista donna a ottenere questo riconoscimento.

Oggi, a 80 anni, torna in laguna non per esibirsi dal vivo, ma per portare alle Gallerie dell’Accademia un percorso che raccoglie il meglio della sua produzione: video, installazioni e oggetti interattivi che invitano il visitatore a diventare parte attiva dell’opera.

Transforming Energy: evento collaterale della Biennale d’Arte 2026

C’è qualcosa di straordinario che accade a Venezia in questo 2026, e non riguarda solo la Biennale d’Arte. Le Gallerie dell’Accademia ospitano per la prima volta nella loro storia una grande mostra dedicata a un’artista donna vivente: Marina Abramović, una delle figure più iconiche e discusse dell’arte contemporanea mondiale.

La mostra si chiama Transforming Energy ed è aperta dal 6 maggio al 19 ottobre 2026. Una data di inaugurazione tutt’altro che casuale: coincide con l’80° compleanno dell’artista, nata a Belgrado nel 1946, che con Venezia ha un rapporto speciale fin da quando, a 14 anni, arrivò in treno dalla Jugoslavia.

Quello che rende questa esposizione davvero unica è la scelta di collocare le opere di Abramović non solo negli spazi temporanei del museo, ma all’interno delle stesse sale della collezione permanente, in dialogo diretto con i grandi capolavori del Rinascimento veneziano.

Il confronto più potente è forse quello tra la sua Pietà realizzata con Ulay nel 1983 e la Pietà di Tiziano, il suo ultimo capolavoro incompiuto: due opere, cinque secoli di distanza, una sola domanda sul corpo umano come luogo di dolore e trascendenza.

Ma la mostra non è solo da guardare: è soprattutto da vivere. I visitatori sono invitati a interagire con i cosiddetti Transitory Objects, strutture in pietra e cristallo su cui sedersi, sdraiarsi, stare in piedi, lasciando che — secondo la visione dell’artista — avvenga una vera e propria trasmissione di energia. Accanto a questi, opere storiche come Rhythm 0, Imponderabilia e Balkan Baroque raccontano cinquant’anni di una ricerca artistica che ha sempre messo il corpo al centro di tutto.

Le Gallerie dell’Accademia si trovano in Campo della Carità, Dorsoduro 1050, raggiungibili comodamente con il vaporetto linea 1, fermata Accademia.

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