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Bologna sotterranea, tra canali, cisterne e gallerie

C’è una Bologna sotterranea, insolita e segreta, capace di raccontare le sue origini di città d’acqua, tra canali, cisterne e gallerie.
Nel Medio Evo, infatti, la città era attraversata da una fitta rete di canali: questi fornivano energia idraulica alle attività artigianali e proto-industriali, ed erano utili alla navigazione commerciale.
Ho avuto modo di scoprire questo aspetto inedito della città emiliana, grazie al blog tour organizzato da Libera Salcuni, di Liberamente Traveller. È stato affascinante scoprire come una caratteristica così importante per lo sviluppo di Bologna, sia stata obliterata e dimenticata nei secoli: solo oggi se ne percepisce il valore e si mettono in campo iniziative culturali e di fruizione del patrimonio storico che lega la città all’acqua.

Breve storia delle acque di Bologna

La rete di canali è quasi interamente frutto di opera ingegneristica, perché a Bologna l’unica acqua che arriva naturalmente è quella del torrente Àposa.
Il sistema collettore fu sviluppato gradualmente fra il 1100 e il 1500, a partire da due opere fondamentali: la Chiusa di Casalecchio nel fiume Reno e la Chiusa di San Ruffillo nel fiume Savena.
Grazie a queste due chiuse e alla deviazione delle acque lungo un reticolo di circa sessanta chilometri, Bologna poté espandersi e affermarsi come importante centro economico. In particolare, notevole fu lo sviluppo nell’industria della seta, della canapa, nella concia delle pelli e nella lavorazione dei cerali.
Questo, unito all’utilizzo dei navigli per il trasporto delle merci fino al Po di Primaro e da qui al mare, la posizionò tra le città più potenti d’Europa.

Una prima tombinatura dei canali iniziò nell’Ottocento, nell’ambito di una legge nazionale di bonifica e risanamento di aree malsane, ma soprattutto a partire dagli anni Cinquanta la riqualificazione urbanistica ha obliterato sotto il manto stradale il passato d’acqua della città di Bologna.
Per approfondimenti, leggi l’articolo di Libera!
Tombinare fiumi e canali permette di costruire e urbanizzare di più. Una pratica molto comune in tutt’Italia, della quale però negli ultimi anni si sta comprendendo la pericolosità: corsi d’acqua che continuano a scorrere sotto il cemento, in un letto ristretto, talvolta non reggono alle precipitazioni improvvise. Finiscono così per riappropriarsi dei propri spazi, esondando.

Fortunatamente a Bologna, la costante manutenzione del reticolo idraulico, lo mantiene efficace soprattutto per la difesa idraulica del territorio.

Finestrella di Via Piella: una cartolina dal passato

La finestrella di Via Piella è l’affaccio ripristinato ad uso turistico sul canale delle Moline, prosecuzione del canale di Reno. Una vera e propria cartolina dal passato, quando i canali erano ancora utilizzati e a cielo aperto.

Ogni anno, solitamente nel mese di ottobre, Canali di Bologna, soggetto costituito dai Consorzi dei Canali di Reno e di Savena, prosciuga le condutture artificiali per manutenzione e pulizia dai detriti.
La secca straordinaria è l’occasione perfetta per organizzare visite guidate esclusive dentro il Canale di Reno.

Bologna vista dalla finestrella di via Piella

Canali di Bologna, la nostra visita in notturna al Canale di Reno

Muniti di stivali e caschetto con torcia, quest’ultimo fornito dall’associazione Canali di Bologna, abbiamo fatto il nostro ingresso dall’antico Guazzatoio di Via Righi, un tempo affaccio al canale utilizzato per l’abbeveraggio di animali.
Abbiamo percorso con emozione il tratto sottostante via Indipendenza per poi raggiungere l’alveo del Canale Moline, passando proprio sotto il ponte di via Piella e la famosa finestrella, il tratto scampato alle tombinature.
Qualche turista, affacciato alla finestrella e deluso dall’assenza d’acqua, ha comunque avuto la sua soddisfazione nello scattare foto inedite dell’alveo vuoto, percorso da un fiume di piccole luci.

Durante il tour, la guida ci ha raccontato l’uso dei canali nell’antichità, mostrandoci le tracce degli antichi opifici, concentrati soprattutto nel tratto compreso tra Via Capo di Lucca e Via Alessandrini.
Emozionante passare sotto il ponte romano, costruito fra il 187 e la seconda metà del I secolo a.C., rinvenuto a inizio Novecento nel corso dei lavori strutturali.

I Bagni di Mario, ossia la Conserva di Valverde

Una porticina all’interno di un giardino condominiale al numero 10 di via Bagni di Mario, è l’accesso segreto a un’altra faccia della Bologna sotterranea, che vi voglio raccontare.
Con i colleghi blogger varchiamo una piccola soglia, accompagnate da Succede solo a Bologna, associazione culturale che organizza visite guidate in città e dintorni.

Una scaletta ripida ci apre il varco alla bellezza ipogea della Conserva di Valverde, nota anche come Bagni di Mario.
Il toponimo “Bagni di Mario” fu attribuito alla cisterna perché all’epoca della sua riscoperta, nel XX secolo, fu erroneamente considerata un centro termale romano, costruito all’epoca del console Caio Mario.
Questa cisterna rinascimentale, progettata nel 1563 dall’architetto palermitano Tommaso Laureti, fu concepita per captare l’acqua dalla collina di Valverde. L’acqua dei canali di Bologna non era certo potabile, anche perché questi, oltre a fornire energia idraulica, erano utilizzati per scaricare le acque reflue.

Quest’acqua, attraverso una canalizzazione nel sottosuolo di circa due chilometri, alimentava le fontane cittadine, tra cui la famosissima Fontana del Nettuno.

L’imponente sala ottagonale, sormontata da una cupola, presenta nel piano di calpestio otto piccole vasche, collegate a quattro cunicoli che penetrano la collina di arenaria. Questo materiale lapideo funziona come una spugna: inzuppandosi, per stillicidio l’acqua scende nelle canalette e riempie le quattro vasche comunicanti.

Dalla seconda metà dell’Ottocento la Conserva di Valverde cadde nell’oblio, fino al suo riutilizzo come rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dal 2017 è stata restaurata e aperta al pubblico.

Bologna sotterranea Bagni di Mario Conserva Valverde

Nella galleria ottocentesca della Terme di Porretta (Bologna)

Dalla stazione di Bologna, corre veloce lungo la linea ferroviaria la Porretana un treno regionale, che in meno di un’ora conduce a Porretta.
Attestate già a partire dal XII secolo, le Terme di Porretta sono famose per le proprietà benefiche delle loro acque termali, caratterizzate da acqua salsobromoiodica. Ebbero grande impulso nell’Ottocento, con la costruzione della ferrovia.

Nel 1884, per convogliare le acque provenienti dalla sorgente Porretta Vecchia e collegare due stabilimenti termali già operativi all’epoca, fu scavato un cunicolo lungo 120 metri.
Durante i lavori, furono scoperte altre sorgenti, come la sorgente Porretta Nuova, ancora in funzione oggi.

Con Silvia, la nostra guida, indossati i caschetti abbiamo percorso l’intera galleria, fino al decadente stabilimento termale ottocentesco.
L’edificio in rovina è di una inquietante e decadente bellezza, ma soprattutto è testimone di storie antiche, congelate nel tempo.

Grazie all’impegno di un comitato di cittadini, una porzione dell’area è entrata a far parte de“I luoghi del cuore” del FAI: si tratta del grottino Chini, le cui sue pareti sono rivestite di migliaia di piastrelle in maiolica realizzate a inizio Novecento da Galileo Chini, esponente italiano del periodo liberty.

Grazie a questo riconoscimento, 35000 euro saranno devoluti per il suo restauro e fruizione. Ma non solo!
Dopo il declino alla fine degli anni Settanta, un nuovo gruppo investitore sta concependo un articolato progetto di rilancio. L’idea è recuperare e valorizzare gli edifici storici, rileggerli alla luce della medicina e del benessere, e riproporli al fine di arricchire l’offerta sanitaria e turistica locale.

Il consiglio per un variegato weekend a Porretta Terme, è di approfittare di tutte le cure termali disponibili nello stabilimento moderno, e prenotare anche una visita guidata alla galleria ottocentesca.

Dove dormire (bene) a Bologna

Nel nostro weekend a Bologna siamo state ospiti di Ca’ Vermiglia b&b.
Comodissima al centro, ad appena un chilometro dalle mura di Bologna, Ca’ Vermiglia b&b è al primo piano di una villetta dei primi del 1900.
L’edificio è circondato da un giardino rigoglioso, dove nella bella stagione viene allestita la colazione.
Ma è all’interno che il gusto raffinato di Silvia, la nostra host, emerge in modo straordinario: ogni elemento è attentamente curato nei minimi dettagli, arricchito da un tocco di romanticismo ed eleganza che solo una padronanza nello stile shabby chic può regalare.
Le camere da letto sono spaziose e accoglienti, la cucina perfettamente attrezzata. Proprio qui abbiamo assaporato una deliziosa torta alla carota fatta in casa dalla nostra host, ma soprattutto la sua vocazione all’accoglienza. Grazie Silvia, alla prossima!

I blogger partecipanti al blog tour a Bologna sotterranea

Hanno partecipato al blogtour #Bolognasifain20:

Chiara Rossi, di Small but gold
Claudia Buratti di Domani andiamo a
Cristina Lamandini e Marcello Nanetti di Vi do il tiro
Giovanna Branduzzi di Emiliana per passione
Iole Carrese di Iole on tour
Kri Chierici e Teo Preti di Nerd in spalla
Lucia Speziale di Risparmi e Viaggi

L’itinerario che abbiamo seguito è perfetto anche con i figli al seguito! Se viaggi con loro, leggi anche Cosa vedere a Bologna con bambini e ragazzi

Un commento su “Bologna sotterranea, tra canali, cisterne e gallerie

  • che bello ragazze quando fate questi ritrovi, mannaggia la lontananza quanto mi piacerebbe venire… chissà magari in futuro, intanto continuo a seguirvi in ogni vostro viaggio

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