Treviso mostra collezione salce un magico inverno

Un magico inverno: la mostra alla Collezione Salce (Treviso) racconta un secolo di cultura alpina

La mostra a Treviso Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce, curata da Elisabetta Pasqualin da un concept di Sergio Campagnolo, si sviluppa nelle due sedi del museo, Santa Margherita e San Gaetano.

Nasce all’interno di un progetto promosso dal Ministero della Cultura e condiviso con il Museo Nazionale di Palazzo Besta a Teglio, in Valtellina. Le due mostre, unite da un medesimo filo conduttore e inserite nel programma delle Olimpiadi Culturali di Milano Cortina 2026, raccontano un secolo di trasformazioni invernali attraverso una selezione di manifesti storici.

Dai primi cartelloni che invitavano a scoprire le vallate innevate con il treno, fino alle pubblicità olimpiche, la rassegna intreccia storia, cultura e immaginario turistico per celebrare le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. È un viaggio visivo nella metamorfosi della montagna, da territorio marginale a simbolo di benessere, sport e identità collettiva.

La rivoluzione dell’inverno: storia, identità e industria

C’è stato un tempo, non così lontano, in cui l’inverno non era sinonimo di vacanza ma di sopravvivenza. Tra neve, gelo e isolamento, i mesi più freddi rappresentavano il periodo più duro per le comunità alpine. Nelle valli del Cadore, dello Zoldo o del Tesino, gli uomini lasciavano le baite e scendevano a piedi verso la pianura veneta in cerca di lavoro stagionale: aggiustavano sedie, impagliavano, riparavano pentole, vendevano piccoli manufatti in ferro o in legno; i Tesini portavano perfino immagini sacre, Santi e Madonne, nella tradizione dei Remondini. In cambio ricevevano un giaciglio caldo nelle stalle, una scodella di polenta o un po’ di formaggio. Era un mondo di migranti poverissimi, che dipendevano dall’ospitalità di famiglie contadine solo leggermente più agiate.

Oggi, l’inverno è diventato radicalmente diverso: una stagione attesa e desiderata, ricca di sport, emozioni e benessere. La montagna, da luogo ostile, si è trasformata in un palcoscenico di vita, sfida e rinascita. È proprio questa trasformazione – dalla fatica all’economia del tempo libero – che la mostra del Museo Salce riesce a raccontare in modo potente, grazie alle immagini vivide, persuasive e spesso poetiche dei manifesti d’epoca.

Treviso mostra Magico Inverno Collezione Salce Gino Boccasile, 1940,
Treviso, “Un Magico Inverno”, Collezione Salce: Gino Boccasile, 1940

Dalle Alpi terribili al mito romantico

Per secoli, le montagne erano viste come “montes horribiles”: terre remote, dure, pericolose. Con l’Illuminismo e il Romanticismo, però, queste stesse cime si popolano di esploratori, scienziati e viaggiatori, assumendo un significato nuovo. Nasce l’alpinismo, cresce l’ammirazione per la natura, e le vette si caricano di valore estetico e spirituale.

Parallelamente, la cultura urbana proietta sulle Alpi fantasie di libertà, innocenza, purezza: un mondo “immacolato” che diventa oggetto di desiderio collettivo. Non più solo roccia e neve, ma simbolo di un ideale, di un rifugio dove rigenerare corpo e anima.

Manifesti che raccontano un secolo di cambiamenti

I manifesti della Collezione Salce sono archivi visivi dell’evoluzione sociale e culturale dell’Italia – e dell’Europa – tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento. Nei loro colori, nei soggetti, nei messaggi, riflettono l’ascesa del turismo invernale, la diffusione dello sci, l’urbanizzazione delle Alpi e la costruzione di un’immagine collettiva.

Con l’avvento dello sci – prima con i rudimentali “pattini norvegesi” – nasce una nuova industria: la stagione invernale si affianca a quella estiva, e i manifesti pubblicitari cominciano a invitare viaggiatori a salire in treno, a soggiornare in hotel di montagna, a respirare aria pura e a godere del paesaggio innevato.

Cortina d’Ampezzo: il simbolo dell’eleganza sulla neve

Tra tutte le località alpine, Cortina d’Ampezzo emerge come icona del cambiamento. Negli anni Venti e Trenta si trasforma da meta estiva a “capitale” dello sci, grazie a infrastrutture moderne, gare internazionali e una immagine pubblicitaria sofisticata. Nei manifesti, le figure sportive sono eleganti, atletiche, felici: uomini e donne sciano con stile, sorridono al sole, alle vette.

Questa visione attraente, dinamica e raffinata contribuisce a costruire il mito di Cortina, che si consoliderà con le Olimpiadi Invernali del 1956, segnando un salto culturale ed economico decisivo.

Treviso mostra Magico Inverno Collezione Salce Franz Lenhart, 1927-39
Treviso, “Un Magico Inverno”, Collezione Salce: Franz Lenhart, 1927-39

L’industria turistica e l’immaginario alpino

Nel corso del Novecento, la montagna non è solo paesaggio, ma diventa motore economico. Il vecchio modello di vita basato su agricoltura di sussistenza e miniere cede il passo a un’economia fondata sul turismo: nascono guide alpine professionali, alberghi, stazioni sciistiche. I manifesti promuovono non solo lo sci, ma anche slittini, bob, pattinaggio, il tutto presentato con un linguaggio emotivo, elegante e seducente.

Parallelamente, si rafforzano gli stereotipi turistici: montagna come “paradiso autentico”, come “paesaggio da sogno”, come “destinazione da favola”. Questo immaginario, generato e alimentato anche dal marketing, ha aiutato le comunità alpine a trarre vantaggio economico, ma ha anche imposto modelli culturali spesso idealizzati.

La mostra come riflessione sul presente

La rassegna del Museo Salce non è solo un tuffo nostalgico nel passato: invita anche a una riflessione sul presente. Mentre le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 si avvicinano, la mostra interroga il nostro rapporto con la montagna: come consumatori, turisti, ma anche come comunità locali. Ricorda che dietro ogni immagine seducente ci sono storie di fatica, resilienza e trasformazione.

L’inverno continua a sedurci, ma oggi è una stagione complessa: simbolo di benessere, ma anche di fragilità ambientale e culturale. La mostra ci offre l’opportunità non solo di ammirare i manifesti, ma di ripensare il modo in cui viviamo e raccontiamo la montagna.

VETTE. Storie di sport e montagne

La mostra “Un magico inverno” sarà aperta fino al 29 marzo 2026.

Il progetto proseguirà con la seconda tappa del ciclo, VETTE. Storie di sport e montagne, che si terrà a Palazzo Besta di Teglio in Valtellina dal 27 gennaio fino alla fine di agosto. L’esposizione, sviluppata tra spazi interni ed esterni, esplora il legame tra montagna, sport e cultura attraverso tre grandi sezioni tematiche: la storia delle Olimpiadi, delle Paralimpiadi e degli sport invernali; l’evoluzione del turismo sportivo e il suo impatto sul paesaggio alpino e sull’immaginario collettivo; il ruolo delle donne nelle competizioni olimpiche e paralimpiche, con un focus dedicato alle campionesse e alle sfide femminili. Il percorso prevede anche un’installazione site-specific nel giardino del palazzo, realizzata da artisti valtellinesi di fama nazionale, pensata per stimolare una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e futuro.

Laboratori per bambini “A Magical Winter”

I laboratori per bambini e ragazzi organizzati da CoopCulture, propongono un viaggio creativo e divertente attraverso la magia dell’inverno e della montagna.

Si inizia il 13 dicembre 2025 con Winter Socks, laboratorio per bambini dagli 8 ai 12 anni, in cui un semplice calzino diventa un morbido amico da creare insieme. Il 20 dicembre i più piccoli (6-11 anni) potranno realizzare Una lanterna per la finestra, scoprendo il fascino della luce invernale. Il 17 gennaio, i bambini dai 5 agli 8 anni parteciperanno a Timbriamo l’inverno! per sperimentare timbri e fantasia, mentre il 14 febbraio i più piccini (2-4 anni) vivranno Una storia da toccare, un percorso sensoriale da costruire e portare a casa. Il 28 febbraio, tutti dagli 15 anni in su potranno dedicarsi a Un segnalibro speciale, ispirato alla montagna e alla lettura. In primavera, il 14 marzo, i bambini dai 7 ai 12 anni racconteranno storie sulla transizione dall’inverno alla primavera, e il 28 marzo, sempre dai 15 anni in su, si cimenteranno in I fiori di montagna, un laboratorio di acquerello per celebrare l’arrivo della nuova stagione.

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