Venezia turismo sostenibile con bambini

Turismo sostenibile a Venezia: come visitare la città rispettandola

Venezia non ha bisogno di essere vista di più. Ha bisogno di essere conosciuta meglio.

È questa, forse, la premessa da cui partire per parlare di turismo sostenibile a Venezia.

In una città fragile e preziosa come questa, sostenibilità non significa soltanto ridurre l’impatto ambientale del viaggio. Significa anche rispettare chi la abita, sostenere le attività che ne custodiscono l’identità, distribuire la propria presenza nel territorio e concedersi il tempo necessario per comprenderla.

Venezia è uno dei luoghi più visitati al mondo e il turismo di massa ha inevitabilmente lasciato il segno. Ma questo non significa che dobbiamo rinunciare alla città, né evitare Piazza San Marco, Rialto o Palazzo Ducale.

Significa imparare a visitarla diversamente.

Venezia, il caso emblematico

Venezia è uno degli esempi più evidenti di come il turismo possa trasformare profondamente una città. Ma il problema dello spopolamento del centro storico non nasce con il turismo contemporaneo né con Airbnb: è il risultato di un processo lungo e complesso, nel quale si sono intrecciate crisi abitativa, trasformazioni economiche e urbanistiche, sviluppo della terraferma e progressiva crescita dell’economia turistica.

Come racconta Clara Zanardi in La bonifica umana. Venezia dall’esodo al turismo, l’esodo dei veneziani verso la terraferma è stato strettamente legato alla questione abitativa e alle politiche di trasformazione della città. Nel corso del Novecento il centro storico ha così progressivamente perso residenti, mentre acquisivano sempre più spazio funzioni culturali, rappresentative e turistiche. Dagli anni Ottanta e Novanta, con la crescita del turismo internazionale, dei voli low cost e della crocieristica, questa trasformazione ha subito un’ulteriore accelerazione.

La diffusione degli affitti brevi ha aggiunto un nuovo capitolo a questa storia. Come osserva Sarah Gainsforth in Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale, il problema non riguarda tanto chi occasionalmente affitta una stanza della propria casa, quanto la trasformazione dell’home sharing in un’attività sempre più imprenditoriale, con multi-host, società di gestione e investitori che destinano interi immobili al mercato turistico.

Quando una casa rende più come alloggio per visitatori che come abitazione, però, la questione non è più soltanto turistica: riguarda la possibilità stessa di continuare ad abitare la città.

Ed è qui che Venezia mostra tutta la complessità del fenomeno. Non si tratta di mettere residenti e turisti gli uni contro gli altri: il turismo genera lavoro, reddito e opportunità e sostiene una parte importante dell’economia cittadina. Il problema è piuttosto quale turismo vogliamo e quale equilibrio riusciamo a mantenere tra chi visita Venezia e chi la abita.

Un visitatore che si ferma alcuni giorni, utilizza servizi locali, visita un museo, acquista da un artigiano e scopre quartieri diversi produce ricadute molto diverse rispetto a chi arriva per poche ore, si concentra nelle aree più celebri e riparte.

Per questo il turismo sostenibile non può significare soltanto ridurre l’impatto ambientale del viaggio. Significa anche contribuire a mantenere viva la città, sostenendo la residenza, le attività locali e un’economia turistica capace di convivere con la vita quotidiana dei veneziani.

In fondo, la sfida è tutta qui: non consumare Venezia come una destinazione, ma conoscerla come una città.

Infografica Venezia dalla diaspora al turismo di massa
Infografica, Venezia dalla diaspora al turismo di massa.

Il nuovo lusso? Avere tempo

Forse il modo più interessante per ripensare il turismo veneziano passa proprio dal concetto di tempo.

Di solito il lusso è associato all’esclusività: una terrazza panoramica, un hotel prestigioso, un’esperienza privata. Oggi può significare qualcosa di diverso: avere il tempo di fermarsi, ascoltare, entrare in un museo senza correre verso la tappa successiva, accompagnare i bambini alla scoperta di una storia o prendere un vaporetto per raggiungere la Giudecca, il Lido o una delle isole della laguna.

Soprattutto, significa lasciare che Venezia smetta di essere una successione di fotografie e diventi un luogo da comprendere. È anche questo il senso del viaggio in famiglia: non accumulare attrazioni, ma condividere esperienze che restano.

Come visitare Venezia in modo più sostenibile

Non esiste un turista perfettamente sostenibile, ma esistono scelte capaci di rendere il viaggio più rispettoso della città e, spesso, anche più interessante.

1. Fermati più a lungo

Quando possibile, evita la visita mordi e fuggi. Una giornata permette di vedere molto, ma difficilmente di conoscere Venezia; fermarsi più a lungo consente invece di distribuire la propria presenza nel tempo e nello spazio e di scoprire una città diversa quando i grandi flussi della giornata si sono allontanati.

La mattina presto, la sera o durante le ore centrali della giornata, Venezia cambia volto. E avere tempo significa anche poterlo assecondare.

2. Non rinunciare ai luoghi iconici: impara a visitarli diversamente

Il turismo sostenibile non significa evitare San Marco, Rialto o Palazzo Ducale. Sarebbe paradossale chiedere a chi arriva per la prima volta di rinunciare ai luoghi che rendono Venezia unica.

La differenza sta nel modo in cui li si visita: scegliere, quando possibile, momenti meno affollati, dedicare tempo alla visita e conoscerne la storia permette di vivere quei luoghi con maggiore consapevolezza.

Il vero antidoto al turismo di massa non è eliminare le icone, ma restituire loro profondità.

3. Esci dagli itinerari più battuti

Oltre San Marco e Rialto comincia un’altra Venezia, fatta di sestieri residenziali, campielli, chiese, giardini, musei e botteghe. Anche il progetto Detourism del Comune di Venezia promuove una conoscenza più diffusa del territorio.

Non cercare soltanto il luogo “segreto” da fotografare: cerca quello che ti permette di capire qualcosa in più di Venezia.

Un piccolo museo, una chiesa lontana dai percorsi principali, una bottega artigiana o un campo nel quale giocano i bambini possono raccontare della città molto più di una fotografia.

4. Scopri le isole della laguna

Murano, Burano e Torcello sono le più conosciute, ma la laguna offre molto di più. Anche il Lido, la Giudecca e le altre isole possono diventare parte di un itinerario più lento e distribuito, permettendo di conoscere paesaggi, storie e comunità diverse e di allontanarsi dalla concentrazione dei flussi nel centro storico.

Non è necessario trasformare ogni isola in una tappa da collezionare: anche una sola escursione, vissuta senza fretta, può cambiare il modo di guardare Venezia.

5. Cammina

A Venezia camminare è parte stessa dell’esperienza. Perdersi tra calli e campielli permette di osservare dettagli che un itinerario serrato rischia di cancellare: una vera da pozzo, una piccola corte, una bottega, un campanile che compare improvvisamente tra i tetti.

Con i bambini questa esplorazione può diventare un gioco: cercare leoni alati, pozzi, ponti, campanili o particolari architettonici trasforma una semplice passeggiata in una piccola caccia al tesoro.

6. Usa il trasporto pubblico

Il vaporetto è indispensabile per muoversi in laguna, ma è anche uno dei modi più belli per leggere Venezia dall’acqua. Utilizzare il trasporto pubblico consente inoltre di ridurre l’impatto degli spostamenti in una città particolarmente fragile.

Prima di partire conviene verificare attraverso i canali ufficiali le informazioni aggiornate su trasporti, orari, tariffe e servizi.

7. Scegli chi contribuisce alla vita della città

Anche il modo in cui spendiamo può contribuire alla sostenibilità di Venezia. Scegliere strutture ricettive regolari, acquistare dagli artigiani e dai piccoli commercianti e mangiare in luoghi legati alla tradizione gastronomica locale significa sostenere un’economia che non vive esclusivamente del turismo di massa.

La domanda da porsi è semplice: il mio viaggio lascia qualcosa anche a Venezia?

8. Cerca la cultura, non soltanto l’intrattenimento

Un museo, una mostra, un laboratorio, una visita guidata o l’incontro con un artigiano richiedono tempo, ma possono trasformare una visita in un’esperienza più significativa.

Anche con i bambini la cultura non deve essere necessariamente semplificata. Riconoscere un capitello, capire come funziona una barca, osservare la lavorazione del vetro o cercare un particolare in un dipinto sono tutti modi per imparare attraverso l’esperienza.

Viaggiare in famiglia può diventare un modo per educare allo sguardo.

9. Viaggia fuori stagione, quando puoi

Viaggiare nei periodi meno affollati contribuisce a distribuire i flussi e permette di vivere una Venezia diversa: più spazio per camminare, più tempo per entrare in una chiesa o in un museo, più possibilità di fermarsi in un campo senza essere trascinati dalla folla.

Ma c’è anche un altro vantaggio: fuori stagione è più facile entrare in relazione con la vita quotidiana della città.

10. Insegna ai bambini a essere ospiti

Per chi viaggia in famiglia, questo è forse l’insegnamento più importante. Venezia può diventare una straordinaria palestra di cittadinanza: spiegare ai bambini perché non si lasciano rifiuti, non si entra negli spazi privati, non si corre sui ponti affollati e si rispettano le persone che vivono e lavorano in città significa insegnare loro che viaggiare vuol dire entrare temporaneamente nella casa di qualcun altro.

È una lezione che vale molto più di una lista di attrazioni.

E il contributo di accesso a Venezia?

Negli ultimi anni il Comune di Venezia ha introdotto nuovi strumenti per la gestione dei flussi, tra cui il Contributo di Accesso, applicato in determinate giornate e rivolto soprattutto ai visitatori giornalieri.

È importante però non confondere questo strumento con il concetto di turismo sostenibile. Gestire gli ingressi può contribuire a governare i picchi di affollamento, ma la sostenibilità di Venezia dipende da un sistema molto più ampio che comprende residenza, abitazioni, lavoro, commercio, mobilità, tutela della laguna, cultura e qualità dell’offerta turistica.

Il contributo di accesso può quindi essere uno degli strumenti di gestione, ma non può sostituire una politica complessiva per una città che deve rimanere innanzitutto abitabile.

E riguarda anche noi: il modo in cui scegliamo di viaggiare contribuisce a determinare quale Venezia troveremo domani.

Il turismo sostenibile non è una rinuncia

Visitare Venezia in modo sostenibile non significa rinunciare a Piazza San Marco, a Palazzo Ducale o al Ponte di Rialto, né sentirsi in colpa perché desideriamo conoscere i luoghi più celebri della città.

Significa imparare a viaggiare diversamente: vedere l’iconico senza fermarsi all’iconico, cercare l’autentico, conoscere il patrimonio e rispettare chi lo custodisce, fermarsi più a lungo invece di accumulare destinazioni e scegliere esperienze capaci di lasciare valore sul territorio.

Significa anche accettare che una città non sia un prodotto costruito esclusivamente per chi la visita.

Venezia è una città da abitare, prima ancora che una destinazione da visitare.

E proprio per questo il turismo sostenibile non è una rinuncia, ma un modo più ricco di viaggiare.

Venezia non chiede di essere consumata. Chiede di essere conosciuta.

Forse è proprio questo il vero nuovo lusso del viaggio: avere abbastanza tempo per guardare davvero un luogo, comprenderne la cultura, incontrarne le persone e condividere la sua bellezza con quelle che amiamo.

Non vedere necessariamente di più, ma vedere meglio.

Non accumulare esperienze, ma lasciare che qualcuna diventi memoria.

Perché una Venezia davvero preziosa non è soltanto quella che possiamo fotografare.

È quella che, anche dopo milioni di visitatori, continua ad avere qualcuno che la chiama casa.

Anche questo è turismo sostenibile.

Fonti per gli approfondimenti

Giacomo Maria Salerno, Per una critica dell’economia turistica, Quodlibet, 2020

Lucia Tozzi, Dopo il turismo, Nottetempo, 2020

Clara Zanardi, La bonifica umana. Venezia dall’esodo al turismo, Unicopli, 2021

Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale, Deriveapprodi 2020

A.A.V.V. Governare il turismo, organizzare la città: Valutazioni e proposte per una Venezia vivibile e un turismo sostenibile

Enrico Tantucci, A che ora chiude Venezia, Corte del Fontego, 2011

Marina Dragotto, A chi serve la città, ZeL Edizioni, 2020

Venezia in famiglia

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Commenti su “Turismo sostenibile a Venezia: come visitare la città rispettandola”

  • Articolo con tantissimi spunti interessanti che mi ha fatto tornare in mente una riflessione simile che avevo letto un po’ di tempo fa su Barcellona. Prima di allora non avevo mai pensato ai danni legati all’utilizzo di Airbnb, perché in linea di massima tendiamo a pensare al nostro risparmio senza pensare ai costi che questa macchina ha sulla popolazione locale (di Venezia, di Barcellona e di altre città turistiche). Per cui sono importantissimi questi consigli, a partire da quello di scegliere strutture diverse.

    • Grazie Silvia, il problema di Venezia, come ben dici, è il problema di tutte le grandi città d’arte. Per fortuna se ne parla, per fortuna tanti ricercatori nel settore ne scrivono, i residenti si mobilitano… Chi viaggia può essere informato, se solo lo vuole. E può fare la sua parte.

  • Sicuramente questo è un tema molto delicato e una città cone Venezia va senza dubbio protetta ma non so quale sia il modo migliore per farlo. Venezia a numero chiuso mi spaventa e non penso che sia la soluzione giusta. Sono invece per la proibizione delle grandi navi da crociera

    • Infatti, anche io non sono d’accordo sul numero chiuso, un singolo o un piccolissimo gruppo di amici o famiglia deve essere libero di arrivare a Venezia anche last minut. Ma un sistema di prenotazione in grado dimonitorare gli accessi, con lista di attesa per i gruppi numerosi, potrebbe essere la soluzione.

  • Il problema di Venezia è anche quello di Firenze, di Roma , del mondo intero, è possibile avere un turismo sostenibile? secondo me si, anche lo scrivere un articolo come questo è un passo avanti,
    davvero brava

  • E’ molto bello e interessante il tuo articolo. Sono stata da poco a Venezia e ho proprio constatato che è una città che muore sotto gli occhi di tutti senza che si riesca a fare nulla per preservarla. Gli abitanti stanchi e disillusi hanno abbandonato la città per vivere in “terraferma” e le orde di turisti a caccia dello scatto souvenir si accalcano nelle calli. Occorre ripensare tutto il sistema a partire, se mi posso permettere, dall’offerta di negozi e ristoranti che si sono piegati alla richiesta di un turismo di basso livello offrendo paccottiglia e cibo poco curato. Non intendo dire che Venezia debba essere riservata ad un turismo di élite ma non può essere abbandonata così.

    • Sono d’accordo con te, sperando che non sia troppo tardi! Sembra che l’idea sia quella di tornare al turismo pre covid, e non di ridisegnare un nuovo modello di turismo.

  • Assurdo quanto il turismo di massa possa in un certo modo rovinare realtà così belle!
    Non avevo idea che Airb&b potesse creare un danno così, ma pensandoci ha senso!
    Per quanto riguarda l’App per l’ingresso, la trovò un’idea terribile, anche se probabilmente servirebbe davvero alla città!

  • I consigli che hai dato relativamente ad un soggiorno a Venezia dovrebbero essere applicati dappertutto quando si viaggia, anche se ovviamente la realtà di Venezia è molto particolare e vive su un equilibrio molto delicato. Ottimo articolo, molto interessante!

  • Purtroppo, dopo aver sentito di queste modalità così restrittive (finchè si tratta del mantieni la destre, ok, lo si fa anche a Milano senza dirlo) ho deciso di non visitare più la città. Trovo che gran parte dei punti siano più che corretti, ma tanti altri siano irrealizzabili. Ci sta il responsabilizzare i turisti, ma molte cose precludo la visita in serenità. Ci vorrebbe un giusto compromesso secondo me..

  • Ottime regole e riflessioni per una città esageratamente strumentalizzata come Venezia. Dovrebbero comunque essere utilizzate da tutti in ogni città o paese del mondo. Sono i turisti a dover diventare sostenibili, molto prima delle città. Se cerchi la gondola ti offriranno la gondola, se cerchi la cultura la trovi senza chiedere.

  • Ho letto con estremo piacere questo tuo articolo su Venezia sostenibile: ci sono appena stata e l’ho trovata molto migliorata senza la folla immane di turisti dell’alta stagione e me la sono potuta godere a pieno. Sul contingentare nulla da dire, anzi, ma sul pagamento mi trovo in totale disaccordo e passerebbe il messaggio che solo chi paga può permettersi Venezia, senza contare che provocherebbe une deriva senza pari: non si può pagare per calpestare il suolo pubblico.

  • Il problema è sicuramente di difficile soluzione e riguarda molte città d’arte. Io vivo a Roma e l’ultima volta che sono passata a piedi davanti al Colosseo (pre-pandemia) sono rimasta scioccata dal fiume di turisti che transitava lì, sembrava una casbah! Per Venezia i problemi sono ancora maggiori, data la sua particolare natura: una cosa che si sarebbe potuta fare già da tanto tempo era non far entrare quegli orribili transatlantici in laguna, che offrono solo un turismo mordi e fuggi che non porta nulla alla città

  • Articolo interessante con molti spunti su cui riflettere, in molti luoghi italiani e anche esteri bisognerebbe porre attenzione all’over tourisme, ho visto luoghi proprio rovinati mi piacerebbe però gustarmi Venezia in questo periodo

  • Ho letto con molto interesse il post e ho trovato tanti spunti di riflessione su cosa vuol dire davvero vivere in una città turistica come Venezia. Spesso non si pensa cosa voglia dire viverci quando si è solo un turista. Purtroppo con l’arrivo di AirBnB (ed anche Instagram), sempre più luoghi hannoproblemi simili ma, come hai scritto anche tu, ci sono tutti i semi per far sì che qualcosa cambi e speriamo non solo a Venezia.

  • Teresa hai scritto un articolo davvero interessante sviscerando tutti i punti. Mi è piaciuto anche leggere la storia del turismo di Venezia che non conoscevo. Ho sempre amato Venezia dove sono stata tante volte fin da bambina. Da tanti anni a questa parte però, nonostante la tanta è indiscutibile bellezza, ho sempre evitato i luoghi cult preferendo passeggiare nelle strade prive di attrazioni turistiche ma ugualmente meravigliose. È difficile trovare una soluzione ma mi auguro davvero che ce la facciano

    • Grazie Federica, io a Venezia ci ho vissuto, studiato, ho sposato un veneziano e ho tanti amici che vi abitano, e continuo a frequentarla. Quindi è un problema che sento molto, e parlando con i veneziani, è un problema che loro sentono molto. Sono accerchiati, come fossero una sorta di riserva indiana. La cosa terribile è che quando si pensa a una città come Venezia,sembra naturale che sia una sorta di museo, per la sua unicità e bellezza, e non si pensa mai a chi ci vive.

  • Sarebbe un grande aiuto sospendere i grantour via lancioni e barconi. Perche non rimuovere gli approdi che “adornano” la città? Ne beneficerebbero in salute la laguna e le nostre rive. Le grandi navi poi..fuori. Anche per motivi di salute ( incubatori covid natanti..)

  • Questo è molto più che un post. Approfondito, con fonti, citazioni, analisi. Si vede che è un tema che ti appartiene e sul quale sei molto preparata. Hai fatto un quadro storico oltre che dell’attualità davvero completo.
    Non sapevo dello sciacallaggio di Airbnb, trovo vergognoso che ogni cosa possa essere fonte di speculazione a danno del prossimo. Poi chi ci rimette è la città. Alcune cose di cui parli le ho viste bene quando ho vissuto a Firenze (e le vedo anche ora che continuo a frequentarla): i Fiorentini non abitano più in centro, il centro è un lungo susseguirsi di ristoranti/panini/bar/trattorie/pizzerie/hamburgerie/gelaterie a discapito delle botteghe storiche che stanno via via scomparendo.

    • Grazie Marina, fa sempre piacere che venga riconosciuto l’impegno. Sì, anche Firenze subisce le conseguenze dell’overtourism, come tutte le grandi città d’arte. Purtroppo trovare un compromesso tra turismo e vivibilità è davvero difficile.

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