Venezia vista dal campanile San Giorgio

Un turismo sostenibile a Venezia è possibile?

Venezia, must-destination del turismo mondiale, rappresentazione dell’overtourism per eccellenza, potrà riconvertirsi ad un turismo sostenibile?
Servono, oltre che precise politiche di destination management, turisti consapevoli e responsabili. Turisti migliori che facciano la differenza!

Come possiamo essere turisti consapevoli? Probabilmente, approfondendo le cause dell’overtourism a Venezia e i danni che questo ha portato alla città. Solo grazie ad una conoscenza non superficiale di tali dinamiche, potremmo poi scegliere se essere anche turisti responsabili.
Come: condividendo le campagne contro l’overtourism e mettendo in atto, di persona, piccoli gesti che possono contribuire a migliorare la situazione.

Le nostre azioni e decisioni, senza una strategia precisa da parte del governo locale, saranno piccole gocce, ma basteranno a migliorare l’esperienza di visita, a renderla più autentica e a creare, forse, un legame con la comunità che a Venezia vive.

Perché il prossimo viaggio nella città d’acqua non sia solo un foto tour di Piazza San Marco, ma un vero incontro e scambio con la sua essenza e con coloro che ne custodiscono l’identità storica e umana.

Venezia, vista da Punta della Salute
Venezia, vista da Punta della Dogana.

Città turistiche, i nuovi palcoscenici

Cosa è diventata Venezia e con lei i centri turistificati e dissacrati del turismo di massa?
Città ridotte a scenografie, dove gli addetti ai lavori recitano la loro pantomima in folklore.
Una sorta di teatro/fiaba interattivo, con un canovaccio già ben redatto e la possibilità per noi turisti di immergerci nell’atmosfera veneziana (o di qualsiasi altro centro turistico) e scegliere il nostro finale: il giro in gondola o il bacaro tour, la passeggiata a San Marco o la mirabile vista dalla terrazza del Fondaco dei Tedeschi, perfettamente calati nella parte del visitatore che vuole vedere, toccare, assaggiare, ascoltare e annusare la vera Venezia.
Non siamo consapevoli o non vogliamo ammettere che quanto si prospetta davanti ai nostri occhi è costruito su misura per noi: esperienze perfettamente profilate nello spettacolare Truman Show che è l’industria turistica.

Città storiche trasformate in playground per turisti utilizzano il patrimonio accumulato, per offrirlo ai visitatori come fosse una sorta di giocattolo esperienziale”. Scrive a tal proposito Giacomo Maria Salerno, nel suo Per una critica dell’economia turistica.

Se conveniamo sul fatto che una città è costituita dai suoi abitanti, oltre che da edifici, la vera Venezia non c’è quasi più. Basta fare un semplice confronto tra numero di abitanti e numero di turisti (73,8 turisti per abitante) o ancora meglio considerando le dinamiche di squilibrio che sottraggono abitazioni residenziali in favore del settore turistico. Da OCIO – Osservatorio Civico sulla casa e sull’abitare, scopriamo che ormai il numero di posti letto sul mercato turistico ha raggiunto il numero di residenti.

Anche i veneziani, le uniche comparse non pagate di questa spettacolare produzione alla Hollywood dell’industria turistica, piangono sulla tomba di Venezia, intesa come organismo urbano.
Quella che prima era la flebile voce di studiosi, accademici e addetti ai lavori, adesso è la consapevolezza di gran parte di convinti attivisti urbani, che uniti in associazioni sono impegnati in prima linea contro la monocultura turistica.

Fash mob Venezia contro turismo di massa. Foto di Italòo Rondinella tratta dalla pagina FBAsterisco.
Flash mob a Venezia contro turismo di massa. Foto di Italo Rondinella tratta dalla pagina FB Asterisco.

Venezia, post lockdown

Con i suoi ventitré milioni di visitatori all’anno, la città lagunare era fino a due inverni fa capitale mondiale del turismo di massa.
Improvvisamente, durante il primo lockdown, l’abbiamo osservata nei nostri schermi deserta e silenziosa.
La descrive bene Lucia Tozzi, nel suo Dopo il turismo:

“La città simbolo dell’overtourism senza le titaniche navi da crociera, senza le gondole, privata dei suoi invasori quotidiani, è spogliata di ogni ricchezza. Le resta poco o nulla. L’acqua immota è la rappresentazione violenta del denaro volatilizzato. E, naturalmente, è bellissima. La sua nudità surreale produce un desiderio feroce di essere lì, ora, di trovarsi in mezzo a quei canali con un’imbarcazione qualsiasi, di essere gli unici a fendere contro la legge quella superficie insolitamente liscia. Si diffonde un sentimento di invidia nei confronti dei privilegiati testimoni di questo unicum nella storia di Venezia: ed è un sentimento che paradossalmente scaturisce dall’istinto più primitivo del turista, quello dell’esploratore di paesaggi sconosciuti. Il vuoto è un evento formidabile. La stasi è la cosa più vitale che la città abbia visto da parecchi decenni a questa parte. È la visione di una possibilità, di una ripartenza. There is an alternative.”

Questo sentimento di invidia per i fortunati veneziani nella desertica e inedita Venezia lo abbiamo provato un po’ tutti, guardando i servizi al telegiornale. Tutti avremmo voluto essere lì in quel preciso unico magico istante.
Eppure, se la pandemia da un lato ha regalato a Venezia e ai suoi abitanti aria meno inquinata, acqua limpida e una quotidianità meno stressata dalle criticità dell’overtourism, dall’altro ha gravemente pesato sulla sua economia.
Quel silenzio desolante, quelle calli e quei campi vuoti, quei negozi chiusi, quelle osterie silenti, quelle finestre di case sprangate, ci hanno urlato un’evidenza altrettanto potente: l’industria turistica non può essere l’unica risorsa di una città. 

Venezia durante il lockdown
Venezia durante il lockdown. Foto Canva.

Cosa è il turismo sostenibile?

Per rispondere alla domanda “Un turismo sostenibile a Venezia è possibile” dobbiamo avere chiaro cosa sia. L’Organizzazione Mondiale del Turismo definisce sostenibili le attività turistiche quando “non alterano l’ambiente sociale, naturale e artistico” e quando “non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività economiche”.
È evidente come il numero di accessi giornalieri a Venezia non solo pregiudichi “l’ambiente sociale”, nel quale i pochi residenti sono accerchiati e assistono impotenti alla trasformazione della loro città in albergo diffuso, ma anche “alteri le altre attività economiche” rendendole sottomesse e di contorno alla monocultura turistica.
Cosa significa e come si è arrivati a questa situazione? Provo a sintetizzare (semplificando) il processo dai primi del Novecento ai giorni nostri.

Dall’esodo al turismo di massa: un po’ di storia veneziana recente

Secondo Clara Zanardi, in La bonifica umana. Venezia dall’esodo al turismo, l’allontanamento della popolazione cittadina dai quartieri centrali verso la periferia e la terraferma, è stato prima di tutto una volontà politica, per risanare ed epurare Venezia dal ceto popolare. Liberate le aree centrali, queste potevano più facilmente essere restaurate e valorizzate a fini di rappresentanza, fruizione alberghiera e musealizzazione. In pratica, con la turistificazione, potevano essere messe a reddito con maggiori guadagni.

Le fasi dell’esodo da Venezia alla terraferma

Perché i Veneziani emigrano, dai primi anni Trenta fino al Duemila? La principale causa dell’esodo sembra essere, secondo la studiosa, sempre la stessa: la questione abitativa.
In una prima fase, come conseguenza ad una situazione di estremo degrado e insalubrità degli edifici veneziani e nessuna volontà politica di aiuto nell’emergenza. Anzi, l’emergenza abitativa viene sfruttata da un lato per edificare in terraferma, dall’altro per liberare aree in centro storico.
Una seconda fase prende il via in seguito alla Legge Speciale del 1973, grazie alla quale lo Stato elargiva contributi per restaurare «edifici di particolare interesse artistico o di particolare utilità per il decoro edilizio cittadino o per la loro monumentalità», favorendo ulteriormente la speculazione immobiliare.

Non si aiutavano le classi più povere con il restauro di edifici popolari, e nemmeno gran parte della classe media, che viveva in affitto. I proprietari fondiari potevano infatti sfrattare gli inquilini, per accedere ai finanziamenti, restaurare e reimmettere sul mercato a prezzo più alto.
L’esodo da Venezia verso la terraferma non fu quindi per trasferirsi vicino al luogo di lavoro (il polo industriale di Porto Marghera, ad esempio, come è stato spesso detto) ma semplicemente per la casa.
In molti la trovarono a Mestre, Marghera, San Giuliano, dotata di migliori condizioni sanitarie e a prezzi favorevoli, grazie alla cessione ai grandi costruttori da parte del Comune di aree edificabili a basso costo, senza vincoli urbanistici (e abbiamo visto il risultato!)
È così che il centro storico a fasi alterne, si svuota.
Intanto, negli anni Settanta, complice la crisi petrolifera e il nuovo pensiero ecologico, Porto Marghera iniziò a subire un vero e proprio processo di deindustrializzazione.

Espansione del turismo di massa

La crisi industriale coincise con l’espansione del turismo di massa.
Arrivati agli anni Novanta-Duemila, grazie all’introduzione dei voli low cost e alla crocieristica, l’economia turistica diventa il principale motore di sviluppo dell’area veneziana, bilanciando la decadenza dell’attiguo polo industriale e spostando definitivamente il sistema economico veneziano da plurisettoriale (industria, artigianato, settore terziario) a mono-filiera turistica. Le risorse culturali vengono considerate al pari delle risorse minerarie, da sfruttare 
Fu reintrodotto il Carnevale nel 1980 (dopo due secoli di assenza), che negli anni è diventato un business enorme, con la programmazione di manifestazioni spettacolari e il divieto ad ogni forma di manifestazione spontanea. Tanto che i veri veneziani lo evitano come la peste!

Carnevale pre pandemia
Un Carnevale pre pandemia.

Da allora fino a tutt’oggi, le locazioni turistiche hanno avuto un incremento esponenziale, facendo saltare definitivamente l’equilibrio tra turisti e popolazione residente, espulsa dall’innalzamento dei prezzi immobiliari. Via libera agli speculatori, multiproprietari, agenzie di gestione e fondi di investimento, che acquistano facilmente, reimmettendo gli immobili sul mercato ad alto prezzo o come locazioni turistiche.

Il disastroso impatto di Airbnb a Venezia

Scrive Sarah Gainsforth in Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale:

“Airbnb è in parte responsabile di un salto di scala di questi processi. È uno strumento di accumulazione di profitti e di concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi proprietari assenti, che affittano le case a turisti di passaggio, portando al rialzo i valori immobiliari e i canoni di locazione, alla contrazione dell’offerta di case in affitto, e dunque all’espulsione del ceto medio e basso dai centri urbani.
Airbnb si racconta come uno strumento innovativo che consente alle persone comuni di arrotondare e restare nelle loro case, ma non è esattamente così. La logica della condivisione della propria casa ha lasciato il posto alla logica imprenditoriale e ad una crescente professionalizzazione degli host, come dimostra l’aumento di case intere sulla piattaforma a scapito delle singole stanze.
La turistificazione delle città produce l’espulsione di residenti (per i costi abitativi inaccessibili) e attività a favore di un turismo di transito basato sul consumo, con il conseguente stravolgimento della vita sociale, economica, relazionale, affettiva che da sempre accompagna l’abitare metropolitano.”

La vera piaga sono, quindi, gli host con tante proprietà, che in molti casi coincidono con agenzie di gestione e addirittura fondi di investimento. Si tratta di deregolamentazione degli affitti e delle modalità delle prestazioni lavorative e concorrenza sleale con altre imprese turistico-ricettive.

Infografica Venezia dalla diaspora al turismo di massa
Venezia dalla diaspora al turismo di massa. Per visualizzare meglio o utilizzare l’infografica, citando la fonte, puoi scaricarla qui.

Un nuovo progetto di città

Prima ancora di un governo del turismo, ci vorrebbe quindi un progetto di città, per agevolare la vita degli attuali residenti e incentivare la residenzialità. Politiche attive di tutela della residenza e delle attività (artigianali, commerciali, artistiche).
Il problema di Venezia, infatti, non si risolve soltanto contingentando gli ingressi, ma limitando la fuoriuscita dei residenti. È necessario che la politica calmieri i prezzi del mercato immobiliare, controlli il proliferare di strutture ricettive e reimpianti i servizi necessari a chi ci vive ogni giorno.

Inventando ad esempio una nuova residenzialità: le persone interessate a vivere e a lavorare a Venezia porterebbero nuova linfa vitale. Immaginiamo spazi di co-working, di co-living, incubatori di imprese culturali e creative, non solo per questi “nuovi” residenti ma anche per chi già ci abita e per chi ci abitava, per consentire di lavorare. Uno scenario perfetto in cui i nuovi abitanti sarebbero al contempo nuovi custodi per la città.
Bisognerebbe far

“… convivere insieme il monumento artistico e la bottega artigiana, il palazzo del ricco e le case di chi in quei quartieri è nato e vive, la festa popolare e la festa d’arte con i suoi ospiti e i turisti che le fanno corona. Si tratta d’una politica attenta, dimensionata sui contesti specifici, differenziata luogo per luogo, quartiere per quartiere; accettabile e comprensibile in primo luogo dalle singole comunità, da coloro infine che sono i soli depositari dell’identità storica e umana dei luoghi.”

Sono parole di Eugenio Scalfari, scritte nel 1989 per denunciare, all’indomani del distruttivo concerto dei Pink Floyd, l’uso dei grandi eventi come attrattori nelle città d’arte.

Destination Management per un turismo sostenibile a Venezia

Accanto ad un nuovo progetto di città, dovrebbero esserci poi le azioni di Destination Management, che  considerino anche le ricadute sociali del fenomeno turistico sui residenti e di conseguenza disciplinino e limitino i flussi turistici.

Serve una programmazione locale rivolta all’uso compatibile della risorsa, capace di gestire i grandi numeri che convergono su una città così limitata geograficamente e fragile.

Venezia a numero chiuso, una app per entrare

Un sistema di prenotazione per accedere alla città potrebbe controllare e gestire i flussi. In particolare potrebbe prevedere una riduzione dei turisti escursionisti (coloro che sostano in città poche ore senza pernottamento) a partire dai grandi gruppi organizzati, per i quali andrebbero istituite delle liste d’attesa. 
Tale sistema potrebbe infine diluire gli accessi su tutti i mesi e individuare visite mirate in zone e itinerari diversi da quelli classici, offrendo l’esperienza autentica di una città vera (dove gli abitanti non siano mere comparse) per un nuovo turismo di qualità.

L’attuale sindaco Luigi Brugnaro ha promesso per l’estate 2022 una nuova app: Venezia diventerà una città a numero chiuso. Sarà possibile entrare solo prenotando e pagando un biglietto di ingresso (ad esclusione di veneti e pernottanti), con ingressi regolati dai tornelli posizionati in punti strategici della città.

Se da un lato l’idea dell’app di prenotazione è la soluzione che convince tutti gli stakeholders (residenti, associazioni, comune) la decisione del comune di Venezia ha sollevato aspre critiche: la prima riguarda l’utilizzo di tornelli, che sono già stati sperimentati e non funzionano. Causano solo intasamento e bloccano (fisicamente e psicologicamente) i veneziani o chi a Venezia studia o lavora. Inoltre, i tornelli enfatizzano l’idea della città come parco divertimenti, chiuso da cancellate. Verrà da chiedersi, se saranno piazzati, citando il titolo del libro di Enrico Tantucci, A che ora chiude Venezia?

La seconda critica riguarda il pagamento: a molti sembra assurdo, non etico e anticostituzionale dover pagare un biglietto d’ingresso per accedere a Venezia. Sarebbe forse più utile incentivare, con sconti ad esempio, la visita alla città in bassa stagione, o durante la settimana invece che nel weekend.

La terza critica è l’impossibilità di fare una visita improvvisata a Venezia, nemmeno se si è da soli, o in piccolissimi gruppi. Il sistema di prenotazione andrebbe forse applicato solo ai grandi gruppi organizzati.

Rimaniamo in attesa di scoprire come evolverà la situazione, se verrà avviato davvero il progetto e che ripercussioni avrà.

Facciamo la nostra parte per un turismo sostenibile a Venezia

Veniamo a quello che possiamo fare noi, in qualità di visitatori, per dare il nostro contributo alla tutela della città e dei suoi abitanti.

Enjoy Respect Venezia: 12 buone pratiche

#EnjoyRespectVenezia è la campagna di sensibilizzazione che la Città di Venezia ha promosso per spingere i visitatori all’adozione di comportamenti rispettosi dell’ambiente, del paesaggio, delle bellezze artistiche e dell’identità di Venezia e dei suoi abitanti.
Ecco le 12 buone pratiche che l’Amministrazione raccomanda al visitatore responsabile:

1. Scopri i tesori nascosti di Venezia nei luoghi meno frequentati per apprezzarne l’eccezionale bellezza.

2. Esplora le isole della laguna e la Venezia di terraferma, partecipa agli eventi diffusi in tutta la Città Metropolitana.

3. Assaggia i prodotti locali e i piatti tipici della cucina veneziana.

4. Visita le botteghe artigiane degli antichi mestieri ancora oggi esistenti a Venezia. Scegli solo prodotti originali e non acquistare merci da venditori abusivi.

5. Prenota visite con guide e accompagnatori turistici abilitati, capaci di trasmetterti la storia millenaria di Venezia.

6. Cammina a destra, non sostare sui ponti, non condurre cicli neanche a mano. (Se in gruppo, cammina in fila indiana nelle calli, aggiungo io).

7. I monumenti, gli scalini di chiese, ponti, pozzi, le rive non sono aree pic-nic. Approfitta dei giardini pubblici per il ristoro, consulta la mappa.

8. L’area di Piazza San Marco è un sito monumentale, non è consentito sostare al di fuori degli spazi previsti per consumare cibi o bevande.

9. Venezia è una città d’arte: non è consentito il bivacco o il campeggio, né circolare a torso nudo, tuffarsi e nuotare. Per le spiagge, visita Lido e Pellestrina.

10. Rispetta l’ambiente e i beni d’arte: non abbandonare rifiuti, non imbrattare con scritte, disegni o lucchetti, non dar da mangiare ai colombi. (Non urinare nelle calli, aggiungo io).

11. Se alloggi in appartamento, fai la raccolta differenziata.

12. Pianifica il tuo viaggio e scegli di visitare Venezia quando è meno affollata.

Venezia scorci di luce
Venezia, scorci di luce.

Altri 9 suggerimenti per un turismo sostenibile a Venezia

A queste ottime 12 buone pratiche vorrei aggiungere ulteriori suggerimenti per partecipare attivamente al processo verso un turismo sostenibile a Venezia.

1. Evita se possibile servizi come Airbnb e prediligi hotel, ostelli e B&B tradizionali con un host presente, a conduzione familiare. Se scegli Airbnb, prediligi un host singolo e non i multi host.

2. Scopri la nuova piattaforma di homesharing responsabile Fairbnb.coop, che offre ai viaggiatori e ai residenti l’opportunità di partecipare a un modello di turismo rigenerativo e più responsabile.  Si tratta di un progetto nato a Venezia e per Venezia, che propone solo host residenti e con al massimo una sola seconda casa sul mercato turistico. Inoltre supporta progetti di sostenibilità ambientale e sociale per la comunità.

3. Se scegli una locazione turistica, verifica sempre che l’indirizzo del tuo alloggio sia inserito nella piattaforma dove il comune pubblica i dati sull’affittanza turistica. (Molti alloggi turistici sono abusivi).

4. Viaggia da solo, in famiglia o in piccoli gruppi, evitando grandi tour in pullman, barconi e crociere. Sono infatti proprio i grandi gruppi, che contribuiscono in modo determinante ai problemi di overtourism.

5. Cerca alternative alle attrazioni più popolari. C’è una Venezia minore tutta da scoprire!

7. Evita i viaggi mordi e fuggi. Se puoi, oltre ad essere consapevole e responsabile, sii anche slow. Fai qualche viaggio in meno durante l’anno, ma fermati qualche giorno in più: cannibalizzando il centro di una città in un giorno, non riuscirai a cogliere la sua essenza e autenticità.

7. Sii un turista colto. Un turista colto e consapevole si informa sulle complessità e criticità del luogo che si appresta a visitare, preparando il suo viaggio.

8. Sii un turista culturale, visita musei e partecipa ad attività culturali e creative nella città. Se viaggi in famiglia, Venezia è una città che offre moltissime attività culturali a misura di bambino.

9. Ricorda sempre che la città è di chi la abita. Non appartiene al turista, ricco o povero che sia, ma ai suoi custodi.

9 suggerimenti per un turismo sostenibile a Venezia
9 suggerimenti per un turismo sostenibile a Venezia. Per visualizzare meglio o utilizzare l’infografica, citando la fonte, puoi scaricarla qui.

Conclusioni: un turismo sostenibile a Venezia è possibile?

Non sarà facile, ma i semi ci sono.

Le persone viaggiano più responsabilmente, si informano, cercano di capire le dinamiche del turismo di massa e scoprono la bellezza dello slow tourism e dell’undertourism (almeno chi ha letto fin qui!). I residenti si mobilitano, per fermare l’urbanicidio e l’eccessiva musealizzazione dei centri storici. Vediamo cosa farà la politica.

Sarà in grado, imparando la lezione del lockdown, di sperimentare un modello più sostenibile?

Fonti per gli approfondimenti

Per scrivere questo articolo ho conversato con alcuni veneziani (e uno me lo sono sposato!). Mi sono documentata sul tema, con la lettura di questi autori, che ringrazio per avermi ispirata:

Giacomo Maria Salerno, Per una critica dell’economia turistica, Quodlibet, 2020

Lucia Tozzi, Dopo il turismo, Nottetempo, 2020

Clara Zanardi, La bonifica umana. Venezia dall’esodo al turismo, Unicopli, 2021

Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale, Deriveapprodi 2020

A.A.V.V. Governare il turismo, organizzare la città: Valutazioni e proposte per una Venezia vivibile e un turismo sostenibile

Enrico Tantucci, A che ora chiude Venezia, Corte del Fontego, 2011

Marina Dragotto, A chi serve la città, ZeL Edizioni, 2020

Scorcio veneziano.
Scorcio veneziano.

Sei mai stato al Lido di Venezia? A soli venti minuti di vaporetto da Piazza San Marco.

 

Commenti su “Un turismo sostenibile a Venezia è possibile?

  • Articolo con tantissimi spunti interessanti che mi ha fatto tornare in mente una riflessione simile che avevo letto un po’ di tempo fa su Barcellona. Prima di allora non avevo mai pensato ai danni legati all’utilizzo di Airbnb, perché in linea di massima tendiamo a pensare al nostro risparmio senza pensare ai costi che questa macchina ha sulla popolazione locale (di Venezia, di Barcellona e di altre città turistiche). Per cui sono importantissimi questi consigli, a partire da quello di scegliere strutture diverse.

    • Grazie Silvia, il problema di Venezia, come ben dici, è il problema di tutte le grandi città d’arte. Per fortuna se ne parla, per fortuna tanti ricercatori nel settore ne scrivono, i residenti si mobilitano… Chi viaggia può essere informato, se solo lo vuole. E può fare la sua parte.

  • Sicuramente questo è un tema molto delicato e una città cone Venezia va senza dubbio protetta ma non so quale sia il modo migliore per farlo. Venezia a numero chiuso mi spaventa e non penso che sia la soluzione giusta. Sono invece per la proibizione delle grandi navi da crociera

    • Infatti, anche io non sono d’accordo sul numero chiuso, un singolo o un piccolissimo gruppo di amici o famiglia deve essere libero di arrivare a Venezia anche last minut. Ma un sistema di prenotazione in grado dimonitorare gli accessi, con lista di attesa per i gruppi numerosi, potrebbe essere la soluzione.

  • Il problema di Venezia è anche quello di Firenze, di Roma , del mondo intero, è possibile avere un turismo sostenibile? secondo me si, anche lo scrivere un articolo come questo è un passo avanti,
    davvero brava

  • E’ molto bello e interessante il tuo articolo. Sono stata da poco a Venezia e ho proprio constatato che è una città che muore sotto gli occhi di tutti senza che si riesca a fare nulla per preservarla. Gli abitanti stanchi e disillusi hanno abbandonato la città per vivere in “terraferma” e le orde di turisti a caccia dello scatto souvenir si accalcano nelle calli. Occorre ripensare tutto il sistema a partire, se mi posso permettere, dall’offerta di negozi e ristoranti che si sono piegati alla richiesta di un turismo di basso livello offrendo paccottiglia e cibo poco curato. Non intendo dire che Venezia debba essere riservata ad un turismo di élite ma non può essere abbandonata così.

    • Sono d’accordo con te, sperando che non sia troppo tardi! Sembra che l’idea sia quella di tornare al turismo pre covid, e non di ridisegnare un nuovo modello di turismo.

  • Assurdo quanto il turismo di massa possa in un certo modo rovinare realtà così belle!
    Non avevo idea che Airb&b potesse creare un danno così, ma pensandoci ha senso!
    Per quanto riguarda l’App per l’ingresso, la trovò un’idea terribile, anche se probabilmente servirebbe davvero alla città!

  • I consigli che hai dato relativamente ad un soggiorno a Venezia dovrebbero essere applicati dappertutto quando si viaggia, anche se ovviamente la realtà di Venezia è molto particolare e vive su un equilibrio molto delicato. Ottimo articolo, molto interessante!

  • Purtroppo, dopo aver sentito di queste modalità così restrittive (finchè si tratta del mantieni la destre, ok, lo si fa anche a Milano senza dirlo) ho deciso di non visitare più la città. Trovo che gran parte dei punti siano più che corretti, ma tanti altri siano irrealizzabili. Ci sta il responsabilizzare i turisti, ma molte cose precludo la visita in serenità. Ci vorrebbe un giusto compromesso secondo me..

  • Ottime regole e riflessioni per una città esageratamente strumentalizzata come Venezia. Dovrebbero comunque essere utilizzate da tutti in ogni città o paese del mondo. Sono i turisti a dover diventare sostenibili, molto prima delle città. Se cerchi la gondola ti offriranno la gondola, se cerchi la cultura la trovi senza chiedere.

  • Ho letto con estremo piacere questo tuo articolo su Venezia sostenibile: ci sono appena stata e l’ho trovata molto migliorata senza la folla immane di turisti dell’alta stagione e me la sono potuta godere a pieno. Sul contingentare nulla da dire, anzi, ma sul pagamento mi trovo in totale disaccordo e passerebbe il messaggio che solo chi paga può permettersi Venezia, senza contare che provocherebbe une deriva senza pari: non si può pagare per calpestare il suolo pubblico.

  • Il problema è sicuramente di difficile soluzione e riguarda molte città d’arte. Io vivo a Roma e l’ultima volta che sono passata a piedi davanti al Colosseo (pre-pandemia) sono rimasta scioccata dal fiume di turisti che transitava lì, sembrava una casbah! Per Venezia i problemi sono ancora maggiori, data la sua particolare natura: una cosa che si sarebbe potuta fare già da tanto tempo era non far entrare quegli orribili transatlantici in laguna, che offrono solo un turismo mordi e fuggi che non porta nulla alla città

  • Articolo interessante con molti spunti su cui riflettere, in molti luoghi italiani e anche esteri bisognerebbe porre attenzione all’over tourisme, ho visto luoghi proprio rovinati mi piacerebbe però gustarmi Venezia in questo periodo

  • Ho letto con molto interesse il post e ho trovato tanti spunti di riflessione su cosa vuol dire davvero vivere in una città turistica come Venezia. Spesso non si pensa cosa voglia dire viverci quando si è solo un turista. Purtroppo con l’arrivo di AirBnB (ed anche Instagram), sempre più luoghi hannoproblemi simili ma, come hai scritto anche tu, ci sono tutti i semi per far sì che qualcosa cambi e speriamo non solo a Venezia.

  • Teresa hai scritto un articolo davvero interessante sviscerando tutti i punti. Mi è piaciuto anche leggere la storia del turismo di Venezia che non conoscevo. Ho sempre amato Venezia dove sono stata tante volte fin da bambina. Da tanti anni a questa parte però, nonostante la tanta è indiscutibile bellezza, ho sempre evitato i luoghi cult preferendo passeggiare nelle strade prive di attrazioni turistiche ma ugualmente meravigliose. È difficile trovare una soluzione ma mi auguro davvero che ce la facciano

    • Grazie Federica, io a Venezia ci ho vissuto, studiato, ho sposato un veneziano e ho tanti amici che vi abitano, e continuo a frequentarla. Quindi è un problema che sento molto, e parlando con i veneziani, è un problema che loro sentono molto. Sono accerchiati, come fossero una sorta di riserva indiana. La cosa terribile è che quando si pensa a una città come Venezia,sembra naturale che sia una sorta di museo, per la sua unicità e bellezza, e non si pensa mai a chi ci vive.

  • Sarebbe un grande aiuto sospendere i grantour via lancioni e barconi. Perche non rimuovere gli approdi che “adornano” la città? Ne beneficerebbero in salute la laguna e le nostre rive. Le grandi navi poi..fuori. Anche per motivi di salute ( incubatori covid natanti..)

  • Questo è molto più che un post. Approfondito, con fonti, citazioni, analisi. Si vede che è un tema che ti appartiene e sul quale sei molto preparata. Hai fatto un quadro storico oltre che dell’attualità davvero completo.
    Non sapevo dello sciacallaggio di Airbnb, trovo vergognoso che ogni cosa possa essere fonte di speculazione a danno del prossimo. Poi chi ci rimette è la città. Alcune cose di cui parli le ho viste bene quando ho vissuto a Firenze (e le vedo anche ora che continuo a frequentarla): i Fiorentini non abitano più in centro, il centro è un lungo susseguirsi di ristoranti/panini/bar/trattorie/pizzerie/hamburgerie/gelaterie a discapito delle botteghe storiche che stanno via via scomparendo.

    • Grazie Marina, fa sempre piacere che venga riconosciuto l’impegno. Sì, anche Firenze subisce le conseguenze dell’overtourism, come tutte le grandi città d’arte. Purtroppo trovare un compromesso tra turismo e vivibilità è davvero difficile.

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